Arremenésse Marze

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 Canto di Gustavo Tempesta Petresine [1] del libro “Ne cande[2]

rugiada 1

.

Arremenésse Marze

Sciùme seccàte
sciùme accenghénìte
sciùme de préte, suòle e abbandunàte.

Acca trattenuta
acca mié arrennùta
acca separata e cannarùta

Fonda arrubbàta
fonda carcerata
fonda lassàta assùtta e sctruppejéta

Arremenésse Marze a chiòve ‘n dèrre,
a mmenà òcce gné cocce de jètte
jenne affucànne ‘ssa terra, de chiatrùne;
pe fa arrenàsce sciùre e jervetèlle.

.

rugiada

.

Tornasse marzo

Fiume seccato
Fiume bastonato
Fiume di pietre, solo, abbandonato

Acqua trattenuta
Acqua mai resa
Acqua separata ed egoista

Fonte rubata
Fonte carcerata
Fonte lasciata anidra e storpiata

Tornasse marzo, a piovere,
precipitando gocce di teste di gatto,
a inondare questa terra di torrenti
per far rinascere fiori ed erbe tenere.

___________________________________
3 Ne Cande...Copertina[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente. Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande”
[2] ‘Ne cande, nasce da un percorso accidentato, da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri


2 Commenti

  1. nota ARRMENESSE MARZE Sempre una costante nella poesia di Petresine: la similitudine con la realtà, e la familiarità con gli antichi detti paesani, in questa troviamo l’espressione bella ma inconsueta della pioggia come teste di gatto, che credo voglia riferirsi alla grandezza stessa delle gocce, auspicate dal poeta in questo marzo arido e anidro. Non so perché ma mi ha ricordato quando ero ragazza e mio padre che passava l’inverno a casa , a marzo ripartiva a lavorare x la Svizzera. Bene c’era qualche volta un MARZO talmente asciutto e senza pioggia che quasi mio padre malediceva dicendo : “ Ma tu guarda se a marzo deve fare una simile stagione( cioè caldo e bello) e poi quando sto lì a lavorare piove e piove per giorni e settimane intere!” eh già lui lavorava da scalpellino in una baracca coperta, ma pur sempre aperta, e con la pioggia certo non godeva…perciò anch’egli invocava la pioggia …a MARZO, come il poeta nella presente, veloce poesia .

  2. Poesia molto bella di Gustavo Tempesta Petresine.
    La poesia è di facile comprensione nel suo linguaggio letterale.
    Tuttavia, ogni persona può desiderare che possano di nuovo verificarsi per lui gli eventi desiderati, amati, rimpianti.
    Il realizzarsi di questi amati ricordi, potrebbero dargli:
    – nuova linfa per affrontare la vita,
    – nuovo vigore per superare lo sconforto e le avversità,
    – nuova gioia e una nuova sperata felicità …
    Grazie, Gustavo.

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