Antonio da Padova, il santo di tutti

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di Mercede Catolino

Statua settecentesca di s.Antonio da Padova, nella Basilica del Santo
Statua settecentesca di s.Antonio da Padova collocata nella Basilica del Santo

Sant’Antonio da Padova viene descritto dagli storici come “angelo vestito di carne umana”. Nell’infanzia ebbe per maestra e guida la mamma da cui apprese le prime verità della fede. Giovinetto appena, si staccò dagli agi della sua nobile casa, dai genitori, per consacrarsi al culto del Signore tra gli Agostiniani di Coimbra. Nella solitudine del chiostro e con lo studio assiduo dei Libri Sacri accrebbe la sua fede in modo straordinario. A 25 anni già sacerdote, svestì l’abito agostiniano e si ricoprì delle umili e povere lane di San Francesco facendosi frate presso l’eremo di s.Antonio ad Olivares, prendendo il nome di Antonio.

Pur ritenendosi “un buono a nulla” e con nulla di cui gloriarsi, per imitare Cristo, umilmente iniziò il suo apostolato come predicatore/taumaturgo, viaggiando in Africa, Francia e Italia.
Fu chiamato il Santo dei miracoli. Operò prodigi meravigliosi, resuscitò morti, fugò morbi, illuminò i ciechi, raddrizzò storpi, sedò tempeste, allontanò sventure, infranse catene e fece ritrovate cose smarrite o perdute.

Nell’inno che si chiama “Responsorio” è compendiata tutta la storia della carità di s.Antonio e in tutta la terra cristiana non v’è chiesa o santuario dove una immagine del Santo non sia esposta alla pubblica venerazione.
Contemplando la statua, notiamo il giglio bianco che il Santo stringe nella mano. Esso è il simbolo della sua purezza, dell’integrità dell’anima, del cuore, degli affetti, dei pensieri… ma ancora di più ci attrae l’infantile intimità che mostra il Bambinello Celeste nel parlare a Sant’Antonio che a sua volta lo stringe tra le braccia, accostandoselo al seno.

La devozione popolare delle genti dei nostri monti, agli inizi del ‘900, si esprimeva in questa antichissima preghiera:

Sand’Andogno ggiglio ggiocondo
nominato per tutto il mondo
chi lo tieno per avvocato
da sand’Andogno ssarra’ agliutato (aiutato).

Sand’Andogno, mio bbenigno
di pregarti non son degno,
come nosctro protettore
prega Cristo Salvatore.

E divina di costita’(castità)
molte grazie Ddio t’ha dato,
le vertu’ de Responzorie
fece grazie a sand’Andogne

Sand’Andogne che leggeva
le sue mane fiurevane
fiurevane rose e ggiglje,
serve e suore ne ‘nfa figlje.

Era viduve e carcerate,
bbesugnuse e trebbulate,
maretate e veduvelle
donne piccole e orfanelle

e le donne parturelle
che patiscono gran turmende,
recurreme a sand’Andogne
che ce dia le sue vittorie.

E pe mmare e pe mmarina
libera a nnoi dall’assassine
e la rrobba che nnuje perdime
a sand’Andogne recurrime.

E scta scritte è soprennate (soprannaturale)
sand’Andogne fece meracle
o miracolo o mistacolo (mistica)
…suo padre era muoarte e condannate

le sue mani libberate.
Libera noi tu sand’Andogne
da ogni falza testemonia
d’acqua e de fuoache

sand’Andogne da ogni luoache
Sand’Andogne te voglie pregà
la tua ggrazia ‘nge mangà

Maria dell’Angele sande
devota sia da tutte quande.
Palma iscte e palma aviscte
tridece grazie tu aviscte.

Dammene una a mme
e l’aldra a chi te piace e pare a te.

[1] Antonio di Padova,  al secolo Fernando Martino di Buglione, nasce a Lisbona nel 1195 e muore a Padova il 13 giugno 1231. E’ stato proclamato santo da Papa Gregorio IX nel 1232 e dichiarato Dottore dell Chiesa ne 1946.

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Mercede Catolino: è nata in Agnone (IS), dove risiede. Già insegnante, oggi in pensione, ama scrivere e si esprime sia in versi che in prosa. E’ autrice del volume “Mezzogiorno e Ventunora”, edito nel 2005, da cui sono tratti i testi qui pubblicati

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

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