Anni Sessanta

0
62

di Gustavo Tempesta Petresine[1]
Tratto dal suo libro “Il Fuochista” [2]

Qui il protagonista del libro “Il Fuochista” tratteggia con poche frasi il clima che caratterizzò gli Anni Sessanta del secolo scorso.

Erano gli anni del sedicente boom economico. Intorno agli anni Sessanta, intere famiglie dai paesi si trasferirono nelle principali città italiane, dove c’era richiesta di mano d’opera. Il primo a spostarsi era il capofamiglia. Si trasferiva da solo, sondando il terreno e provvedendo nel cercare una abitazione è un lavoro abbastanza stabile e tutte le altre cose necessarie a uno stile di vita diverso dalla micragna esistente nei paesi, che si svuotavano di braccia per sostenere il miracolo economico delle città. In seguito, la famiglia intera si trasferiva, masserizie comprese. Così, negli anni che trascorrevano insieme ai saltuari ritorni in paese del capofamiglia, si potevano vedere i camioncini pronti alla partenza con stipato, nel carico e in buon ordine, il vecchio mobilio della nonna, scorporato per l’occasione in: portiere, cassetti e doghe di varia foggia e misura. Armadi bombati, comò dalle linee schiette e massicci di legno, subivano la divisione della loro unità strutturale. Spesse coperte ammortizzavano, mettendo al riparo da urti, specchi dai quali traspariva, a chiazze, il fondo lasciato dallo scorticamento che il tempo aveva riservato alle superfici speculari. In un ritroso conteggio di anni, quei mobili furono alberi; conservavano, ostentandolo: l’odore della pece e la statica quiete delle nature morte.

Nella piazza del paese venivano proiettati filmati che proiettavano elettrodomestici. Di pari passo. Operai erano richiesti dalle fabbriche del Nord. Nelle città, le massaie avrebbero ingentilito le mani e fatti sparire i calli procurati da falcetti e zappe. Dopo l’annuncio dato dal banditore: alla piazza questa sera si fa il cinema”, dalle rube sbucavano le comari con appresso la sediolina impagliata a guadagnare un posto in prima fila per godersi lo spettacolo. I bambini scorrazzavano nella piazza disturbando gli adulti che, essendo entusiasmati dalla proiezione, riprendevano i vivaci monelli imponendogli il fare silenzio.

Il governo Tambroni reprimeva a fucilate le rivolte operaie e i morti di Reggio Emilia restavano dei perfetti sconosciuti in quei paesi senza informazioni.

Il Molise, nel 1963, sottoposto alla divisione dall’Abruzzo, acquisì una autonomia regionale che lo rese ancor più povero di quanto fosse (salvo la niova casta regionale). L’antica politica del “divide et impera” segnò soprattutto i paesi dell’Altosannio, sprofondandoli maggiormente nella arretratezza economica e culturale.

Passarono quasi cinquant’anni dal giorno in cui in Giuseppe prese forma il sogno, tanto voluto è mai abbandonato, prospettato quanto preparato, di ritrovare quelle radici del vivere quotidiano di un tempo. In una città che gli pareva straniera, lo aveva conservato, tenendolo accalcato in un remoto ripostiglio di memoria.

Quella memoria a lungo termine conservava i ricordi dei suoi primi dieci anni vissuti in un paese di montagna. La città lo aveva adottato; lo aveva forgiato secondo suoi canoni e modelli e lui ne era perfettamente consapevole. Si rendeva conto: i giochi del passato non sarebbero più tornati per tenergli compagnia insieme a prati e sassi. Essi, comunque, rimasero un riferimento sicuro al suo percorso di vita; un ricordo protetto racchiuso all’interno della corteccia cerebrale. Nessuna economia di mercato avrebbe potuto intaccarlo. La teneva stretta a sé quella infanzia passata che lo rincuorava e gli fortificava il pensiero nei momenti di smarrimento. Conservò l’uso del suo dialetto, lo parlava correntemente in famiglia, ma, come gli antichi Sanniti, venne in pratica travolto dalla prepotenza di Roma. Anche conservando la fierezza e le radici della sua gente, dovette adattarsi.

Molisano e “Cittadino di Roma”. Residente e strapiantato.

 

____________________________________________________________________
[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.
[2] Il libro “Il Fuochista  è reperibile su gli store: libreria universitaria, amazon. youcanprint e nelle librerie. Questo il suo contenuto.
Negli anni sessanta un’altra onda migratoria si sposta dai paesi del centro sud verso le grandi città dove è richiesta prevalenza di mano d’opera. Le campagne continuano a spopolarsi, le case rimangono vuote. Una condizione che perdura inarrestabile ancora oggi. Dopo essere vissuto in citta e coltivato l’aspettativa di un ristabilirsi in paese, durante i suoi viaggi saltuari nel luogo di nascita, il protagonista del romanzo si confronta con i pochi abitanti ancora là residenti. Il “mondo” di quando aveva dieci anni si andava trasformando. Anche i paesi si erano conformati a nuovi modelli di vita proposti in maniera prepotente dai media. Il protagonista del romanzo percorre a ritroso il suo vissuto; nello strampalato colorito ricordo acquisisce una coscienza. Il passato non può tornare, rimane comunque vivo nella sua mente sognante. L’unico suo interlocutore è una stufa a legna alla quale racconta se stesso e i suoi ricordi, fino al giorno della pacata e serena conclusione di una vita.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here