Andreina Di Girolamo: Melodia op. 1[di Francescantonio Paolantonio]

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di Ada Labanca [1]

Andreina Di Girolamo – Romanzo Melodia Op.1 -. Copertina

Melodia op. 1 è un romanzo biografico e, nello stesso tempo, autobiografico scritto da Andreina Di Girolamo [2], docente ordinaria di Clavicembalo del Conservatorio di Musica “Lorenzo Perosi” di Campobasso e valida ricercatrice storico-musicale.

Si tratta di un testo di narrativa ispirato a un momento della vita della scrittrice stessa  e alle sofferte vicende esistenziali di un musicista di origine agnonese: Francescantonio (per tutti Franco) Paolantonio. Questi muore suicida, a soli 22 anni, a Napoli ove aveva studiato presso il “San Pietro a Majella”, importante e storico Conservatorio di Musica d’Europa. La narratrice dell’opera è non solo intradiegetica, perché colei che racconta è un personaggio della vicenda descritta, ma anche autodiegetica, in quanto l’autrice ricorda esperienze da lei vissute in prima persona.

Di Girolamo, con ampiezza di particolari storico-letterari (derivanti altresì dalla sua formazione umanistica) e attraverso fonti documentarie − da lei studiate presso l’Archivio storico del Conservatorio di Musica di Napoli e l’emeroteca delle Biblioteche Riunite “Comunale e B. Labanca” di Agnone – mette a nudo un periodo importante della propria storia di donna e di studiosa (che traspare in filigrana dal personaggio Maria Amabile) e ricostruisce la sofferta vicenda esistenziale del musicista Franco Paolantonio. L’A. mentre riesce, con originalità, a tessere la trama delle vite dei due personaggi e il contesto storico-culturale in cui sono inseriti, amalgama, con maestria, fantasia e realtà, storie private e collettive e, ancora, vicende dolorose legate all’emigrazione a cui sono costretti l’ancor bambino Franco Paolantonio e i suoi familiari, fra i quali, oltre il papà Alessandro (sarto), la mamma Ernestina Iacapraro (ricamatrice) e i fratelli, lo zio Alfonso, musicista.

È il viaggio verso Buenos Aires a lacerare l’animo del piccolo Franco, il cui cuoricino straziato e piangente si unisce al muto e dolente “coro a bocca chiusa” degli altri emigranti. Qui ritornano alla mente le pagine dell’opera di Edmondo De Amicis Sull’oceano (Milano, Treves, 18891) ove il grande narratore scrive degli emigranti italiani verso le terre dell’America latina e delle loro vite spezzate mentre, stipati negli stanzoni di terza classe del transatlantico che li conduce nell’altro Continente, ricostruiscono gruppi sociali e relazioni a loro consueti.

Chi va in America riesce in un anno a guadagnare persino mille argentini d’oro (detti anche dagli agnonesi sterline argentine) che però in Italia, per il corso forzoso della lira, sospeso dal 1887, sono trasformati in cartamoneta, cosa che fa perdere agli argentini il giusto valore aureo. Alcune donne rimaste ad Agnone, tuttavia, ricevuti i danari dal marito espatriato tramite assegni postali, si recano dal notaio di fiducia per investire il denaro proveniente dall’America; prestano, infatti, ad interesse ordinario, i risparmi accumulati dai parenti con il duro lavoro in terra straniera a chi decide di partire per il nuovo mondo, in cerca di fortuna. Intanto, con seicento lire, si comprano e vendono palazzotti con i ducati d’argento di epoca borbonica (1 D = £. 4,25 = € 13,00), ducati amministrati, dopo la colonizzazione sabauda, dai notai.

La formazione umanistica dell’A., nel momento in cui ella dà corpo all’analisi psicologica dei personaggi principali del romanzo, Maria Amabile e Franco, le consente una sorta d’implicito rinvio alle Vite parallele di Plutarco ove alla biografia di un personaggio greco viene accostata, generalmente, quella di un romano, il che mostra sia come la Grecia avesse prodotto valenti uomini d’azione, sia come i romani fossero tutt’altro che incivili, anche perché le Vite parallelerivelano vizi e virtù dei personaggi presi in esame e ricostruiti per mezzo di dati, utili anche alla ricerca storiografica; per questo  lo scrittore greco non distorce la realtà, ma ne interpreta i fatti in base alla propriaWeltanschauung. Nel romanzo di Andreina Di Girolamo le vite parallele sono quelle di Maria Amabile e Franco Paolantonio: ambedue sono valenti musicisti,  hanno alle spalle un vissuto sentimentale doloroso e, seppur lontani nel tempo e nello spazio, vivono e hanno vissuto, quasi in maniera déraciné, la sofferenza dello spiritooriginata dalla profonda sensibilità propria delle loro anime.

Il romanzo biografico di Di Girolamo rivela le impalpabili sfumature psicologiche di Maria Amabile, di Franco e di Lorenzo Boccia (l’archivista amico della musicista), sfumature psicologiche atte a rilevare la caratterizzazione dei sentimenti dei personaggi, il loro temperamento, l’orizzonte mentale del secondo Ottocento napoletano. Ciò permette all’A. di definire il senso delle umane esistenze, dei sentimenti, delle vicende individuali nella consapevolezza della caducità della vita. Cantava Foscolo: « Mesci, odorosa Dea, rosee le fila;/e nel mezzo del velo ardita balli,/canti fra ’l coro delle sue speranze/Giovinezza: percote a spessi tocchi/antico un plettro il Tempo; e la danzante/discende un clivo onde nessun risale./Le Grazie a’ piedi suoi destano fiori,/a fiorir sue ghirlande: e quando il biondo/crin t’abbandoni e perderai ’l tuo nome,/vivran que’ fiori, o Giovinezza, e intorno/l’urna funerea spireranno odore». I versi di Ugo Foscolo sembrano far da sottofondo al dramma di Franco Paolantonio che, con il suo gesto, permette alla sua Giovinezza di non discendere il «clivo onde nessun risale», tant’è che Andreina Di Girolamo riesce ad immortalarla nel suo romanzo.

Ed ecco, dopo il suicidio di Franco, ergersi, quasi da avello infocato, la figura di Ernestina. Lo strazio della mamma pare essere accompagnato dallo Stabat Materdel Pergolesi, dal Pianto della Madonnadi Jacopone da Todi; raffigurato, ancora, dal viso della Madonna Addolorata del Dupré conservata nella Chiesa di s. Emidio di Agnone. Ernestina è vestita di nero, come se la nera terra che ricopre il corpo di suo figlio, possa ricoprire anche lei che invano chiama l’amato Franco che non può risponderle perché, per dirla con Pascoli, ha la bocca piena di terra. L’arte, però, uccide la morte perché l’arte è eterna. Grazie ad Andreina Di Girolamo Franco Paolantonio è rientrato nel mondo dal quale era fuggito, è ritornato nel suo paese natio e con lui la sua meravigliosa e intramontabile musica.

 


[1] Ada Labanca, molisana di Agnone con alle spalle studi filosofici e perfezionamenti in didattica della storia e in bioetica, Docente di Storia, Professoressa, Cultrice di Didattica e metodologia della storia presso l’Università degli Studi del Molise, Relatrice in occasione di numerose manifestazioni culturali, ama la sua terra, coltivandone tutti gli aspetti più significativi, interessanti, importanti e rilevanti quali l’emigrazione, i moti anarchici, la transumanza, la fame, le epidemie, i diritti, la rivoluzione del 1799, i campi di concentramento, la salute e la medicina, i fermenti sociali e politici del Sannio, la crisi d’identità dell’uomo del Mezzogiorno, l’Illuminismo Molisano.

 

 

 

 

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