“Amara terra mia” ovvero “Casca l’oliva” Canto popolare abruzzese di fine 800

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di Enzo Gentile 

Sostengo da sempre che la cultura è la vera ricchezza di un territorio. La cultura non te la possono rubare. Nessun terremoto te la può portare via. E’ ciò che da sapore al pane che mangi, al vino che bevi. la cultura della tua terra te la porti nel cuore, e te lo scalda più di una stufa d’inverno. E’ ciò che ti rende riconoscibile ad altri. Sono appassionato di musica. Essendo di Milano, conosco il patrimonio musicale milanese, che è vasto e pieno di pezzi assolutamente fantastici. Trovo originale che dopo 30 anni che vivo in Abruzzo, spesso mi trovo a scoprire che, anche chi opera in ambito musicale, non conosce pezzi che di diritto appartengono alla storia della musica italiana. E che spesso sono conosciuti finanche all’estero, ma non in Abruzzo. E’ il caso di Amara Terra Mia, canto abruzzese.

Qui di seguito posto la versione che, con le parole toccanti di Enrica Bonaccorti, fu portata al successo nel 1973 da Domenico Modugno con una interpretazione magistrale. In effetti, il brano nacque alla fine dell’ottocento con il canto delle raccoglitrici di olive; il testo originario era “Nebbia alla valle” che, in una versione del 1964, Giovanna Marini modificò in “Casca l’oliva”.

Nebbi’ a la valle
Nebbi’ a la valle nebbi’ a la muntagne,
ne le campagne nun ce sta nesciune.
Addije, addije amore,
casch’e se coje… la live casch’a l’albere li foije.
Casche la live e casche la genestre,
casche la live e li frunne genestre.
Addije, addije amore,
casch’e se coije…la live  casch’a l’albere li foije.

Traduzione
Nebbia nella valle e nebbia sulla montagna
nella campagna non c’è nessuno
Addio, addio amore
cadono e si colgono le olive e cadono dall’albero le foglie.
Cadono le olive e cade la ginestra,
cadono le olive e le fronde di ginestra

Il canto racconta di uomini costretti ad abbandonare la loro terra per cercare fortuna altrove e del saluto triste delle loro donne che si intona perfettamente con il grigiore del paesaggio autunnale, freddo e nebbioso. Riporta alla memoria, quindi,  il dramma dell’emigrazione che ha afflitto queste terre dall’Unità d’Italia in poi, tanto che la città abruzzese più popolosa al mondo è in Canada : Toronto, che vanta circa 1 milione di Abruzzesi e di origine abruzzesi. Ci sono più Abruzzesi e Molisani in giro per il mondo di quanti ce ne siano nei propri territori di origine.

Posto anche altre versioni tra le quali quello che riproduce lo sferragliare di un treno, uno dei due mezzi di trasposto (l’altro erano le navi), di cui si avvaleva l’emigrazione. Fino al secondo dopoguerra l’emigrazione delle nostre zone, avveniva per lo più verso il continente americano. Dal dopoguerra invece verso il resto dell’Europa. Dalla globalizzazione, tale fenomeno si è sparso in tutto il mondo. Ma non è mai finito.

Versione Cantata da Domenico Modugno con i versi di Enrica Bonaccorti

Versione Cantata da  Alizée Elefantecon i versi originali, nel loro concerto “Petites Prières d’Entendre” à l’Église des Billettes, le 27 Juin 2005. Concert organizzato da les Glotte-Trotters (direction artistique Martina A. Catella).

Versione con lo sferragliare di un treno con i versi di Enrica Bonaccorti

Versione della Corale Città Sonora Mestre – Venezia diretta dal M° A. Secco, con i versi originali.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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