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Altosannio (Tèrra de Tèrre)

Antonio Gerardo Marinelli

Altosannio (Tèrra de Tèrre)

Tèrra də Tèrre, de səmenda e jèrva fresca.
Prufiumə de ròcchie andòiche, de cioicə, micuquela e cicerchia.
Prufiumə de scieanə, pàglia, suónə də cambeanə a dəstaisa èllə e rəndueacchə de cambeane a festa ecchə, sonanə uguealə.
Rummeurə də zappə, d’abbdendə, ragliea d’asənə e belea də pequera ngambagna, ellə, sə siendəne.
Calleàra, cuttriéllə e tóina də ràmə lucéndə, armunneàtə da pìcca chə la ciàinə e spasə a ru purtìllə p’assəcòrsə, ru séulə arròbbánə a ru ciéalə p’addəvéndəa chiú bellə.
Re paioisə arrambəcatə assópra a le mundàgnə, cupierte d’aria chiara e fresca,
pe paìura d’ascevərrùa capabbale versə ru sciuemə, gnà feà la noive nostra quandə sə squaglia,
s’aggrappanə a la tèrra leurə, mendrə coirə allə chianiurə leaghi e meàrə abbraccianə.
Rìuue chə calanə e rìuue chə scignənə , voie stortə, e voie drittə, tutte assopra allə mundàgnə, miésə a re boschə e sottə a lə chianiurə.
Sò tèrre de ursə, liupə , ciervə e ciellə chə cambanə spənziereatə assópra a stu paradojse, ècchə.
Rə sciumə chə sə nə vienə a meàrə, nziémbra all’acqua de rə uallaunə, fieane cutoinə e cascatellə proima de scrəiersə.
Re sciure de ru preate culureatə , tutte che n’ape o na farfalla assópra, sann’ascunnənə droite a rə pedialə che màila e paira appaisə, a lə ienestrə e a cacché morgja , pə né nze feà carpoje e p’armanoiə èllə.
Nu papaverə rusce, rusce, de na spoiga də granə nammurate, mmìeasə a tanda eure é armastə.
Ru prufiumə andòichə də magniea, chə ardəcrəiaia nuasə, stommachə e cərvella, c’iarcorda ch’emə steatə tuttə uagliune, cacchiénuttíllə e saime angàura figliə de sta bella tèrra.
Pərciò , amòice móia , dəcèməcələ zittə zittə , sənnò ci’arrobbanə ru pənziearə, pe putaje angàura lassà la chieave mbàccia a ru purtaune də la cheàsa nostra, pə cagnía e pə feà arcrescere la speranza de na tèrra néuua e angàura chiù bella, n’zə fienə pənətenzə , ma siérvənə pazienzia, ameurə, fatoja e tanda prùvvədenza.

Opi by Vincenzo Corona

Altosannio (Terra di Terre)

Terra di terra, di sementi ed erba fresca.
Profumo di siepi antiche, di ceci, lenticchie e cicerchie.
Profumo di fieno, paglia, suoni campane a distesa lì, rintocchi di campane a festa qui, il suono è uguale.
Rumore di zappa, bidente, ragliare d’asino e belar di pecore in campagna, là, si odono.
Caldaia, paiolo e “tina” di rame lucidi, puliti da poco con la cenere e messi all’aperto ad asciugare, rubano il sole al cielo per diventar più belli.
I paesi colmi d’arte, storia e tradizioni, aggrappati sopra alle montagne, coperti d’aria chiara e fresca, per paura di scivolare sotto, verso il fiume, come fa la neve nostra quando si scioglie,
si aggrappano alla loro Terra, mentre quelli in pianura laghi e mare abbracciano.
Vicoli che calano e vicoli che salgono, vie storte e vie dritte, tutte sopra la montagna, in mezzo ai boschi e sotto in pianura.
Son terre di orsi, lupi, cervi e uccelli che vivono spensierati sopra a questa Terra, a questo paradiso, qui.
I fiumi che se ne vanno al mare, insieme all’acqua delle valli, creano pozze e cascatelle prima di disperdersi.
I fiori del prato colorato, tutti con sopra un’ape o una farfalla, si nascondono dietro gli alberi di mele cotogne, pere zuccherine appese, ginestre , sassi e arbusti di more, per non farsi cogliere e li rimanere.
Un papavero, rosso, rosso, innamorato di una spiga di grano, in mezzo a tanto oro è rimasto.
Il profumo antico di cibo che soddisfa naso, stomaco e cervello ci ricorda che siamo stati tutti bambini, adolescenti e siamo ancora figli di questa bella Terra.
A voi, figli d’oro e intelligenti, nati da femmine belle e uomini lavoratori, a voi, diciamocelo zitto zitto, altrimenti ci rubano l’idea, per poter ancora lasciare la chiave vicino alla serratura del portone della Terra nostra, per cambiare e per far ricrescere la speranza di una Terra nuova ancora più bella, non servono penitenze, ma pazienza, amore, lavoro
……………..  e tanta provvidenza.

 


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Antonio Gerardo Marinelli

molisano di Agnone (IS), vive a Bologna da oltre 50 anni con la sua famiglia. Perito industriale, ha lavorato nel campo assicurativo vendendo "serenità ". Da pensionato, dedica parte del suo tempo a cercare di "scrivere" foto della sua infanzia e momenti incancellabili vissuti nella sua terra di origine che, insieme al suo dialetto, non ha mai dimenticato.

2 commenti

  1. Leonardo Tilli

    Non so perché non mi viene memorizzato il seguente mio commento.
    Non so cosa faccio di sbagliato.
    Ieri ho provato da due pubblicazioni diverse. Mi é capitato anche altre volte, ma non ho insistito. Veniva fuori la scritta, come se avessi già fatto quei commenti …
    Ecco il commento:
    — “Questa splendida poesia: Altosannio, “(Tèrra de Tèrre)”, è di Antonio Gerardo Marinelli.
    Egli descrive le bellezze, mai sopite nei suoi ricordi, della sua meravigliosa terra d’origine.
    E, come accade, nel ricordo di persone e luoghi amati, la bellezza di ogni singolo particolare viene sublimata nella nostra memoria ed assurge ad un mondo di tante singole bellezze, ed ognuna di esse potrebbe darci tanta gioia, poiché rinnova in noi sentimenti intensamente goduti, in un tempo, ormai lontano, che ci sembra sempre presente.
    Il poeta, forse, per essere più addentro in questo paradisiaco mondo, che egli descrive con tanto amore, utilizza il dialetto della sua Agnone, di quando egli era ragazzo …
    – Alcuni miei pensieri sul dialetto utilizzato da Antonio Gerardo Marinelli.
    Come succede in chi non vive più da vari anni nel posto della sua fanciullezza ed adolescenza, secondo me, il suo dialetto si è fermato alle forme, ai termini in uso all’epoca in cui è partito, in cui si è allontanato dal luogo natio, anche se poi vi è tornato per brevi periodi.
    Questo succede, sia se ci si è trasferiti in Italia e sia all’estero.
    In pratica la lingua parlata nel luogo di origine continua a trasformarsi, ad evolversi, assume nuove parole e nuovi modi di dire, mentre quella che ci siamo portati dietro, come bagaglio culturale, è rimasta in noi quale era senza mutamenti. …
    Pertanto credo che molte persone giovani in Agnone, forse faranno fatica a comprenderne il significato di alcuni termini dialettali utilizzati dal poeta.
    Io preferisco leggere il dialetto, più volte, scandendo le sillabe, i suoni, … il risultato? Ad ogni lettura intuisco il significato di termini, le sfumature del linguaggio che spesso, alla prima lettura, non avevo compreso.
    Poi, dopo questo lavoro, leggo la traduzione italiana e mi accorgo della inadeguatezza della lingua italiana corrente che, come tutte le lingue parlate, a mano a mano, non avrà più utilizzato più alcuni termini che si sono persi nell’utilizzo corrente. …
    Come detto sopra, ciò che ho scritto è quello che io penso.
    Grazie, Antonio Gerardo Marinelli.” —

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