Altosannio: La Masseria

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di Maria Delli Quadri [1] 

1951

I contadini del nostro territorio legavano la loro esistenza alla campagna, abitavano in casolari sparsi, vivevano della stessa attività agricola e, in minor misura, praticavano l’artigianato casalingo e la pastorizia.

Chi allunga l’occhio giù per i pendii boscosi dei nostri monti o percorre le strade di alta quota  è attratto dal fascino discreto di molti casolari,  sparsi tutt’intorno, e soprattutto nelle vallate giù giù fino al Fiume Verrino. L’anfiteatro racchiuso dai nostri monti custodisce un tesoro antico e  inestimabile  fatto di masserie e di  case coloniche, alcune delle quali sono state modernizzate e allora si presentano con la facciata rivolta al sole, dipinte di colori sgargianti, con fiori multicolori nel giardino e sui balconi, con l’antenna televisiva sul tetto,con i panni sciorinati al sole, con la bombola del gas per riscaldamento più in là. E poi intorno campi coltivati di grano, di mais, di lupinella, di alberi da frutta. L’orto davanti casa con verdure, patate, pomodori ed altro. Lungo il viale d’accesso all’abitazione si nota la presenza di un’ auto e di attrezzi agricoli, tutti segni evidenti  di miglioramento  nel tenore di vita di chi in quelle case abita.

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La Masseria

Nel mio ricordo personale, anche di maestra nelle scuole rurali, la masseria era  tutt’altro che allegra e confortevole. Talvolta circondata da terreni franosi e incolti, con valli incise da piccoli corsi d’acqua limpidi e chiari, dirupi scoscesi che diventavano pantani con le piogge dell’autunno, essa era un “microcosmo”: racchiudeva infatti,  tra le sue mura, l’intero mondo contadino, la sua organizzazione di vita, il suo comportamento sociale, la sua economia, la sua cultura.

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La Cultura Contadina.

Era, questa, una cultura semplice, basata sulla vita della terra, sul volgere delle stagioni, sui profondi sentimenti familiari; una cultura fatta di lavoro, fatica e stenti, ma profumata di buon senso e di serena religiosità.

La vita, all’interno della masseria, non era così povera e grama come si potrebbe pensare: non mancavano mai pane, vino,legumi, patate, verdura, frutta,pollame, uova. Le famiglie di solito erano numerose e impegnate per lunghi periodi nella coltivazione dei campi e nella cura del bestiame. Il patriarcato regnava sovrano.

Nelle sere invernali ci si dedicava ai  lavori artigianali per gli uomini, alla tessitura, al rammendo per le donne, alla confezione di calze o di maglie di lana, con ferri corti che ritiravano il filo da  un gomitolo, filo appuntato sul petto con uno spillo da balia (la spindra)..

Le caratteristiche della casa e della famiglia erano l’autosufficienza e la solidarietà; si tendeva, cioè, a fare tutto in casa, dal pane alle stoffe tessute a mano, alle coperte di lana, alla semplice confezione di gonne lunghe e “frosciute”, di grembiuli, di scialli per le donne o pantaloni informi per gli uomini. Se non si riusciva da soli , si chiedeva aiuto ai vicini, facendo a cambio di lavoro.Talvolta dal paese giungeva la sarta,  il calzolaio o l’arrotino ed allora per alcuni giorni c’era vivacità, chiacchiere, notizie da appurare, opinioni da scambiare.

I pasti erano semplici: a sera nella pentola di coccio o nel “pulzinett”  (treppiedi di rame stagnato) bollivano sui carboni di una fornacella,  alcuni pezzi di ventresca col vino  ( ru scattone), col quale condire le minestre come le” sagne lèvite)” fatte in casa e impastate piuttosto molli o  “l’ acqua sala“, tozzi di pane bagnati con acqua, sale, cipolla e olio, messa a bollire già da prima. Poi c’erano i legumi, le patate, le verdure cotte e qualche uovo Il maiale forniva le carni e gli insaccati. Una volta alla settimana il ragù con la pasta comprata, vero lusso.. Così per secoli si sono nutriti milioni di uomini,donne e bambini, mentre sull’aia razzolavano polli, galline, maiali e, immancabili, la capra, i gatti.i cani. Le pecore, se c’erano, andavano al pascolo con un membro della famiglia di solito i ragazzi Le mucche pascolavano nei pressi, il mulo o l’asino quasi sempre al lavoro.Libri zero,scuola zero o poca, fino alla terza elementare. L’analfabetismo regnava sovrano.A leggere e scrivere le lettere dal fronte o dall’America ci pensava il prete o la postina.

All’incerta luce della lampada ad olio, davanti al caminetto acceso sedevano uomini, vecchi e bambini; le donne rimanevano in piedi, pronte ad un minimo cenno di comando degli uomini di casa Era il pasto della sera, il più importante.. .

Al centro della tavola c’era una scodella piena  di minestra o di latte e pane al mattino . I commensali, grandi e piccoli, col cucchiaio di stagno pescavano  nella “spasa” e portavano alla  bocca. I piccolissimi venivano imboccati dalla nonna, la quale, prima di mettere nella boccuccia il cibo, lo leccava  lei per tastarne il calore.

La masseria di solito era a due piani: al piano terra si trovavano la cucina e il magazzino, le stalle; a quello di sopra le camere da letto. Più in là il pozzo da cui attingere acqua per tutti gli usi. Poveri gli arredi: un tavolo,  sgabelli, panchette  e  sedioline, pentole di rame o di coccio, una credenza sui cui vetri erano attaccate le foto del figlio soldato o del parente americano( beato lui!), la  madia, il forno, la bacinella per lavarsi, la tavola per il bucato.Un posto d’onore spettava alla “tina” e al “maniero”  col quale si beveva l’acqua fresca pescata  dal  recipiente di rame.. Tutte le bocche erano sorelle, purché la padrona  di casa  provvedesse a fare rifornimento alla sorgente o alla fontana che sgorgava limpida e pura dalla montagna.

Per il bucato c’era l’acqua piovana, raccolta nelle “callare“, messe fuori sotto i tubi delle grondaie.

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camino, bambini

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Il Caminetto

Il camino (ciummenera) era grande e poteva contenere, al suo imbocco, lo sgabello per il bambino infreddolito: la legna del bosco assicurava riserva in quantità; appeso al gancio un paiolo dove si cuoceva di tutto, dalle sagne alle patate, dalle verdure  ai granoni ai pastoni per il maiale. Era, questo, il punto di riferimento della famiglia che amava la  sera raccogliersi intorno ad esso e ragionare  con i vicini. di argomenti vari.

Un fuoco grande, bello, scoppiettante, acceso anche d’estate, in quanto fonte di cottura dei cibi: il soffietto, la tenaglia, la paletta, la scoparella erano il corredo indispensabile: sulla mensola del camino le lucerne a olio e a petrolio. il ferro da stiro a carboni con i buchi, l’immagine sacra e il MORTAIO COL PESTELLO per tritare il sale Appesi al soffitto tralci di pomodori, di sorbe, di uva da mangiare nei giorni di vigilia col pane.

Nelle camere da letto i pagliericci erano riempiti di  foglie essiccate di  granturco che, oltre ad essere dure, frusciavano di notte ad ogni minimo movimento. Col russare dei dormienti, stanchi e affaticati, il riposo della famiglia doveva adeguarsi al concerto e al ronfare altrui.. Il corredo nella cassa, le mele sotto il letto.,il lavabo,lo specchio, un rasoio, un pettine, il vaso da notte più in là.

Di giorno gli abitanti della masseria facevano i bisogni nella stalla o all’aperto, a seconda del tempo, mentre il letame  veniva poi sparso sui campi.

Ru Murtale
diEmilio Spensieri[2]

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N’gopp’a la ciummenera affumechita
mo’ c’è rremascte sule ru murtale
cupierte de la tela de ru ragne
che ffa la uardia cim’a ru pestille
Selenzie attuorne e addore de vecchiaja:
trestezza de passate che nen torna,
vuce de cos’antiche senza suone
tante stanne luntane  ‘ent’a ru tiempe.
Da quanne z’è stutate e ‘ncenerite
ru fuoche che ardeva a ru camine?
Da quanne n’ha ullite la pegnata?
‘ Ncopp’a la ciummenera ru murtale,
che fa da testemonie, nen responne.
Quanta sale ha pesate pe’ tant’anne,
quanta sapùre ha date a le pietanze.
quanta gioie de casa ha frantumate,
quanta dulure appriesse z’ha purtate
ru vatte e ggira gi  ‘ de ru pestille!
Mo’ senza fume dorme ru camine, 
ze fa sempre cchiù vritte ru murtale, 
ru ragne dorme ‘n cim’a ru pestille.

 

Il Mortaio

Sopra al caminetto affumicato
ora c’è rimasto solo il mortaio
coperto dalla tela di un ragno
che fa la guardia sopra al pestello.
silenzio intorno e odore di vecchiaia:
tristezza di passato che non torna,
voce di cose antiche senza suono
tanto sono lontane nel tempo.
Da quando si è spento e incenerito
il fuoco che ardeva nel camino?
Da quando non ha bollito la pentola?
Sopra al caminetto il mortaio,
che fa da testimone, non risponde.
Quanto sale ha pesato per tanti anni,
quanti sapori ha dato alle pietanze,
quante gioie di casa ha frantumato,
quanti dolori appresso s’è portato
il battere e gira gira del pestello!
Ora senza fumo dorme il camino,
si fa sempre più sporco il mortaio,
il ragno dorme sopra al pestello.

 ……….

La mia è stata una carrellata breve sulla Masseria; alcune cose le ho dette altre le  ho tralasciate. Spero di farmi perdonare.

(foto da web a cura di Enzo C. Delli Quadri)

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.
[2] poeta di Vinchiaturo( 1911- 1993)

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