ALMOSAVA, Terra Burrellensium (1004-1266 AD).

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di Davide Tanzj

 Al.Mo.Sa.Va. è un acronimo coniato nel 2011 dal Dott. Enzo Carmine Delli Quadri che sta per Alto Molise-Sangro-Vastese. Esso individua un territorio, dai confini flessibili, nel rispetto delle volontà delle cittadinanze e delle amministrazioni locali, ma tuttavia storicamente e antropologicamente ben definiti. Questo territorio può essere compreso o anche integralmente identificato con quello che può essere denominato Alto Sannio, come complemento del ben noto Sannio, retaggio ancora vivissimo delle tenaci vestigia dell’antica civiltà dei Sanniti, la cui memoria influenza ancora oggi la toponomastica e la cultura di chi vive in queste zone, e secondo alcune avvalorate ipotesi storiografiche, territorio embrionale dello sviluppo di questa civiltà.

Enzo Carmine Delli Quadri è il promotore di una integrazione socio-economica di questo territorio nella fase storica attuale, laddove esso si ritrova invece ad essere profondamente disunito, al fine di migliorarne quelle condizioni di vivibilità e quelle prospettive per il futuro che si sarebbero, magari involontariamente, moltissimo diradate a seguito del suo smembramento politico in ben quattro Province Italiane: L’Aquila, Isernia, Chieti e Campobasso e due Regioni: Abruzzo e Molise. Infatti, il conseguente venir meno del meccanismo socio-economico preesistente in ragione di nuove identità, non è stato sostituito da altri altrettanto validi. Al contrario, le nuove identità acquisite si sono rivelate tutte di carattere periferico rispetto ai nuovi centri di riferimento, con i quali, e non per ragioni di principio, non si è mai realizzata una vera integrazione, come sarebbe facilmente documentabile, mentre è stato dato luogo ad indigeste quando non obbligate dipendenze, quando non a inarginabile e inaccettabile impoverimento, o assoluta rapina. Sperare in un cambiamento del futuro di questi equilibri in senso migliorativo è, come per ogni cosa, sempre auspicabile, ma forse oggi non è più il momento dialettico di “stare a guardare”.

E’ facile invece dare ragione allo sforzo del dr. Delli Quadri, in quanto storicamente recuperiamo in continuazione le prove che questa identità socio-politica è più volte esistita per questo territorio come un organismo omogeneo. In seguito all’esperienza dei Sanniti, infatti, Il territorio ALMOSAVA è ancora una volta identificabile per intero con la Diocesi di Trivento, secondo alcune fonti risalente al I sec. d.C., secondo altre al III sec. d.C. e comunque ben documentata nei secoli a venire fino ad oggi e dalla quale, peraltro, sono stati soltanto di recente estromessi degli storici territori “Almosaviani” come, per esempio, Castel di Sangro.

Stiamo parlando del territorio delimitato a Nord dai Monti Pizi e dalla Majella, a Ovest dalle Mainarde, a Sud dall’alto corso del Trigno e del Volturno. Il confine ad Est risulta più sociale che geofisico, esso riguarda il digradare dei monti verso la costa Adriatica e soprattutto la presenza dei Frentani, vicini e amici dei Sanniti e ad un tratto anche identificati con loro, ma che rispondevano di più dell’influsso delle varie popolazioni costiere e di quello Greco, Spartano per la precisione, storicamente documentato, peculiare delle coste Italiane del Centro-Sud, da Ancona a Napoli, ma che di solito, e soprattutto a quelle latitudini, non si spingeva troppo oltre nell’entroterra.

Durante l’Alto Medioevo, dopo la sconfitta dell’ultimo Re d’Italia longobardo da parte di Carlo Magno e l’avvento del Sacro Romano Impero, il territorio ALMOSAVA si trovò nella notevole posizione di linea di confine tra l’Impero e il superstite Principato Longobardo di Benevento, le cui vicende dureranno ancora qualche secolo, fino all’avvento del Regno Normanno di Sicilia.

A questo punto veniamo a noi, e alla nostra intenzione di ricordare e fare luce su altro precedente storico che ancora una volta dà conferma della pressappoco “naturale” unità politica di questo territorio: la cosiddetta “Terra Burrellensium”.

Dopo Carlo Magno, come parte del nuovo Impero Germanico il Regno d’Italia fu retto e disputato da vari sovrani e pretendenti. Uno di essi, Ugo di Àrles, Re d’Italia per circa vent’anni e pretendente al soglio Imperiale, ebbe al suo seguito un fido vassallo, Berardo, detto “il Francico” per evidenziare la sua stirpe Franca e secondo alcune fonti lontano pronipote dello stesso Carlo Magno, che si insediò nella Marsica prendendo possesso dei feudi correlati col titolo di Conte. Siamo intorno alla prima metà del X sec. d.C..

Carlo Magno

Il feudalesimo era un sistema politico nato con Carlo Magno, ma subito andato in qualche modo in crisi e dunque soggetto a modifiche che ne garantirono tuttavia il perdurare per almeno altri mille anni. Emerse infatti subito la volontà dei feudatari da un lato di salvaguardare il loro stesso operato dai frequenti problemi e avvicendamenti a cui i poteri centrali andavano incontro, e dall’altro di non vedersi da un giorno all’altro eventualmente destituiti della loro posizione.  Questa condizione di crisi del consenso divenne causa di enormi problemi per il potere centrale, che di fatto si poteva trovare in conflitto con gli stessi suoi amministratori e soldati, poiché i feudatari fornivano anche i contingenti militari. Il potere centrale riconobbe la difficoltà di tenere sotto controllo tutti i territori di un Regno o dell’Impero. Il sistema nel tempo, dopo un tentativo di concessione di una gran quantità di feudi perlopiù ai Vescovi, senza eredi, procedette in direzione appunto dell’ereditarietà del beneficio feudale, sempre sotto quantomeno formale controllo del potere centrale, prima per i grandi feudi (quasi degli Stati) e poi anche per i piccoli.

Queste evoluzioni furono di volta in volta registrate da grandi documenti, come l’Edictum de Beneficiis Regni Italici (1037 AD) dell’Imperatore Corrado II. Il risultato di queste nuove dinamiche fu evidentemente un maggiore acquisto di potere da parte del singolo e della famiglia in sé rispetto alla valenza puramente amministrativa della carica. Da qui un parallelo con la politica greco-romana che ci aveva abituati all’idea della carica pubblica come valenza a sé stante, indipendente da chi la ricopriva, mentre ora l’accento cadeva quanto più sulle caratteristiche umane di chi la ricopriva e sui suoi eventuali eredi.

famiglia di odorisio detto il “Borrello”

Infatti con l’aumentare dei figli e dei nipoti non fu facile per Berardo convincerli a rifiutare ogni posizione di potere nelle varie “provincie” della Marsica e a rimettere all’autorità regale o imperiale le loro eventuali carriere politiche. Uno di loro, Oderisio, prese il titolo di Conte di Valva (Sulmona). Nel 1004 AD, uno dei figli del Conte di Valva, di nome anch’egli Oderisio e soprannominato “Borrello”, trovò la sua dimora a Pietrabbondante, presso la Diocesi di Trivento. Oderisio Borrello I aveva sposato Ruta, sorella della Contessa di Spoleto Aloara, sposa di Pandolfo “Testadiferro”, Principe Longobardo di Benevento, e di Ademaro, che aveva vasti possedimenti a Capua. Avendo Pandolfo voluto annettere il territorio di Capua al Principato e costretto Ademaro a ritirarsi nel Chietino, approvò allo stesso tempo il Principe che Oderisio e Ruta si aggiudicassero il Contado di Pietrabbondante, uno dei trentaquattro del Principato, come compenso alla famiglia della moglie, cognata di “Borrello”. Questa in qualche modo importante investitura, suffragata in buona parte dalla figura della moglie Ruta, in quanto una zona di confine del Principato avrebbe avuto un amministratore di stirpe Franca legato per parentela alla famiglia dello stesso Principe (tra Franchi e Longobardi non correva buon sangue, ma purtroppo dei compromessi si imponevano), diede origine a quello che, perpetrato per quasi tre secoli da numerosi figli e nipoti, è stato più volte citato in numerose fonti storiche e storiografiche come “Terra Burrellensium” o “Terra dei Borrello”. Possiamo notare come la “classe dirigente” medioevale in Italia, almeno nelle aree interne, fosse di stampo prettamente germanico (Longobardi, Franchi, ecc.), forse con la sola eccezione della residua nobiltà Romana, con cui però per forza di cose si andava sempre più mescolando. Talvolta le invasioni erano anche di popolo, come nel caso dei Longobardi, cioè i popoli germanici si insediavano in Italia e si mescolavano con le popolazioni locali, altre volte, come nel caso dei Franchi in quel periodo, chiamati dal Papa da Roma contro i Longobardi, l’insediamento in Italia, dopo le campagne militari, riguardava prevalentemente la “classe dirigente”.

Luogo dove presumibilmente sorgeva la Rocca di Pietrabbondante

Non so dire se Borrello edificò per primo la rocca di Pietrabbondante, oggi non più esistente, o si sovrappose a una costruzione precedente (fatto non impossibile in quanto la dominazione Longobarda durava in quelle zone ininterrottamente da quasi cinque secoli), sulla rupe ove oggi restano solo poche tracce. Fatto sta che quella rocca che forse per più di due secoli fu il punto di riferimento anche visivo per quel territorio, l’Almosava o Alto Sannio. Chissà… forse le vestigia del Santuario Sannitico visibili già allora, avevano contribuito ad ispirare i nuovi arrivati alla scelta di quel sito come privilegiato. Esso risulta effettivamente un buon punto di osservazione, tuttavia non troppo in alto da garantire l’abitabilità e difficilmente espugnabile, circondato dagli Appennini, tra i boschi e le ripide gole del Trigno e del Verrino. Probabilmente la rocca fu un tale punto di riferimento per quella zona che in frangenti politici diversi essa venne completamente rasa al suolo, forse per sottolineare la fine di un’epoca, a differenza di altre rocche che pure abbandonate ancora oggi sono identificabili, o altrimenti anche riadattate e riutilizzate da nuovi padroni nel corso del tempo.

La Terra che, come abbiamo visto, delimitava i suoi confini tra il Medio Sangro e l’Alto Trigno, oltre alla rocca di Pietrabbondante vedeva al suo interno tre principali punti di riferimento urbani: Castel di Sangro, Agnone e Trivento. La prima era parte dell’antica importante città Sannita denominata Aufidena, poi in Latino con un accento lievemente dispregiativo tipico dei conquistatori Castrum Caracinorum, dal nome della tribù Sannitica che abitava l’ALMOSAVA, dove Borrello edificò un’altra importante rocca sui resti delle monumentali mura sannitiche a evidenziare e difendere il confine Nord sul corso del Sangro e attorno a cui si svilupparono diversi borghi. In questa sede sembra che sia stato originato il cognome “Di Sangro” attribuito ai discendenti di Borrello residenti in questo centro e perpetrato negli anni a venire. I Borrello diedero un impulso molto forte allo sviluppo del borgo longobardo di Agnone, attestato nel periodo Borrellense col nome di Anglonum, oltre alla residenza di famiglia infatti, promossero l’insediamento di una colonia commerciale Veneziana dedita alla lavorazione dell’oro e degli altri metalli, inoltre edificarono altre chiese delineandone la conformazione di vera e propria area urbana, sfruttando lo spazio che il colle aperto e arioso offriva naturalmente. Trivento invece era la sede vescovile. E’ importante ribadire rispetto ai propositi di ALMOSAVA come la Terra Burrellensium corrispose quasi sempre col diametro di questa Diocesi di precedente costituzione. I Borrello elevarono sempre quando poterono i componenti della famiglia al soglio vescovile di Trivento. Agnone e Trivento in questo periodo erano considerate molto vicine forse per la complementarietà delle loro prerogative acquisite e rappresentandone, per così dire, il maggiore “centro urbanizzato”.

Palazzo Baronale di Borrello

Decine e decine erano poi gli altri borghi, le rocche minori e le ville che costellavano l’agro caratteristico, fatto di ripide gole rocciose, modeste cime, valli scoscese e ampi boschi.

Merita menzione la rocca di Borrello, che prende il nome dalla famiglia e che pure, come tutti gli altri centri della Terra, doveva avere avuto un suo ruolo importante nella vita di questo omogeneo “organismo socio-politico”.

Le questioni legate al benessere del territorio e della famiglia, come per i loro padri, portarono i Borrello a essere impegnati molte volte nella difesa dei confini della Terra, ma anche nel tentativo di estenderli per quanto possibile e nella distribuzione di posizioni di potere per i loro parenti, figli o nipoti, nel territorio (Signore di Pietrabbondante, Signore di Agnone, Vescovo di Trivento, ecc.). Nel corso delle vicende storiche, dunque, i confini del territorio si espansero e si restrinsero, fino alla fine della supremazia assoluta della famiglia. Nel Chronicon Vulturnense della nota Abbazia di San Vincenzo al Volturno si narra di come i Borrello mirarono con forza a espandere i loro confini a scapito dei possedimenti dell’Abbazia, conquistando numerosi centri. La Terra nei periodi di massima espansione a Sud arrivò ad inglobare i territori di Sora. Dibattuti con i confinanti furono a Nord l’area di Palena e Taranta Peligna. Ai tempi dello stanziamento massiccio dei Normanni furono spesso dibattuti i confini nella zona di Frosolone, vicino al quale era stato instaurato da quest’ultimi il Contado di Mulins (da cui prendono il nome l’attuale Comune e la Regione tutta).

ALMOSAVA Mappa di riferimento dell’Almosava-Alto Sannio(www.altosannio.it)

Mappa di riferimento della Terra Borrellense (www.borrellosite.com)

Le invasioni Imperiali mirate a riacquistare il controllo dei feudi anche con un ricambio forzato dei vassalli in favore di nuovi pretendenti, sfiorarono la Terra che spesso per ragioni fortuite evitò il contatto diretto con l’esercito imperiale. Nonostante i trattati di ereditarietà, le vicende politiche erano pur tuttavia sempre numerosissime.  E numerosissime furono le controversie con cui la Terra e i Borrello si trovarono implicati. Con l’invasione del Mezzogiorno da parte dei Normanni e con la costituzione del loro Regno, i Borrello, pur essendo scomparso formalmente il Principato di Benevento e incassando dei colpi, furono abili a mantenere ancora una posizione dominante nella Terra, ora grazie a giuste politiche matrimoniali, ora assecondando i malumori delle masse popolari contro i Normanni stessi (è nota la rivolta di Mario Borrello del 1155-60). In questi anni uno o alcuni di loro colsero l’opportunità di un momento di felice distensione coi Normanni per migrare in Sicilia, dove avrebbero ricoperto dei ruoli amministrativi importanti nei secoli a venire, originando un nuovo ramo della famiglia.

Per notizie più dettagliate cito il testo di Angelo Ferrari “Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise”.

Mafredi, figlio naturale di Federico II

Tendenzialmente i Borrello riuscirono a restare vicini alle volontà del Pontefice, che fin dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente era stato con grande difficoltà l’”ago della bilancia” della politica Europea e soprattutto Italiana. Questo fatto li favoriva anche rispetto ai Normanni, accolti dal Papa contro i Bizantini, gli Arabi e i Longobardi rimasti, ma non quando gli Imperatori Germanici scendevano a visitare quei luoghi e soprattutto quando, con l’esperienza di Federico II, il Regno Normanno si collegò sotto la sua corona all’Impero Germanico. Ai tempi di Manfredi infatti i Borrello proposero inizialmente anche a lui la loro amicizia, ma poi acquisirono per volere della Chiesa il Contado di Lesina, e ciò provocò, , la morte di Borrello di Agnone (1253) in una controversia diretta con Manfredi, seppure questi sostenne la teoria dell’incidente. Anche se Manfredi presto capitolò sancendo la fine del Regno Normanno di Sicilia che fu preso ancora con l’assenso del Papa dai Francesi di Angiò (spostamento della Capitale da Palermo a Napoli), il predominio dei Borrello su quelle terre era definitivamente al tramonto.

L’ALMOSAVA venne smembrata lasciando spazio nel controllo di quelle terre in parte alla Città di Lanciano, in parte a nuovi personaggi e famiglie come i Caldora, di origine provenzale, e poi i Caracciolo. Tuttavia permaneva la Diocesi di Trivento. Agnone divenne Città Regia, guadagnando una maggiore autonomia, nel 1404, sempre nell’ambito della dominazione angioina.

I Borrello restarono tuttavia per altri secoli una famiglia notoria di queste terre dove i loro discendenti ricoprirono ancora ruoli amministrativi di vario genere.

I fatti della Terra Borrellense ci rendono ancora memoria di come l’ALMOSAVA, o l’Alto Sannio, sia stato un territorio naturalmente circoscritto e sempre un avamposto verso il meridione per popoli come i Sanniti (che avevano i loro antenati più a Nord e che a loro volta si sarebbero espansi a Sud), i Franco-longobardi (terra di confine tra l’Impero e il Principato di Benevento di cui era una Contea, amministrato da un Franco, sposo della cognata del Principe longobardo), per i mercanti ascolani (vedi il culto di Sant’Emidio e San Cristanziano in Agnone), che da lì avrebbero commerciato con gli antichi siti della Magna Grecia.

 

                                                                                            

               Davide Tanzj

 

 

Riferimenti bibliografici:

F. Russo, Pitagorismo e Spartanità, elementi politico-culturali tra Taranto, Roma ed i Sanniti alla fine del IV sec. a.C., I.RE.S.MO. “V. Cuoco”, Campobasso, 2007.

A. Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, UNI Service, Trento, 2007.

Chronicon Vulturnense (cit. in www.francovalente.it).

Dizionario Biografico Treccani, voce Borrello d’Anglona, a cura di H. Enzensberger – www.treccani.it

Wikipedia. L’enciclopedia libera – www.wikipedia.org

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