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ALMOSAVA-ALTO SANNIO IL DIBATTITO DEL 23 AGOSTO 2012 IN AGNONE PER UN FUTURO DI RISCATTO

di Adele Moauro ed Enzo C. Delli Quadri

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Parte curata da Adele Moauro, tratta anche dall’articolo apparso il 24 agosto su I FATTI DEL NUOVO MOLISE, a firma della stessa Adele Moauro.

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Al di là del fatto che ai politici sostenitori di un taglio sui costi delle regioni non si può dare torto (nel caso specifico Giuseppe Tagliente e Michele Petraroia), la vera novità della serata dedicata alle tematiche almosaviane sono state le poche, ma molto significative, parole di Filippo Salvatore.

Michele Petraroia Cons. Reg. Molise PD
Giuseppe Tagliente Cons. Reg. Abruzzo PDL
Filippo Salvatore Concordia University Montreal.JPG

Per metà abruzzese, per l’altra metà molisano (lui ama definirsi ‘frentano’), saggista, poeta e professore associato di Italianistica alla Concordia University di Montreal, studioso da decenni dell’evoluzione della cultura e della letteratura italo canadesi, lui, nonostante non sia un comune cittadino almosaviano, delle problematiche regionali ha dimostrato di aver capito tutto.

Molti si domanderanno cosa può spingere un uomo che conduce una vita di ben altro tipo, ad interessarsi ai problemi dell’Alto Molise, Sangro e Vastese, e prendere parte ad una conferenza a tema, nella sala consiliare del paese più grande dell’Alto Molise.

Sicuramente il fatto che le proprie origini non si dimenticano mai.

Un grande scrittore come Leonardo Sciascia, isolano doc, parlava dell’ “essere siciliano” come qualcosa che ti porti dentro, qualcosa che ti scorre nel sangue e di cui non puoi liberarti mai, dovunque tu sia, in qualsiasi parte del mondo.

Ed è la stessa irrefrenabile forza che spinge chi è originario delle nostre terre a non abbandonarle mai, perlomeno con il cuore.

“Quando viaggi, e arrivi sulle nostre strade, il nostro paesaggio lo riconosci in un battibaleno, perché la sua particolarità è inconfondibile”. E per ‘nostro paesaggio’, Salvatore intende quello che accomuna abruzzesi e molisani nati nella zona di confine, quella che Delli Quadri, col suo progetto, sta cercando di riunire, di riportare all’unità amministrativa, quella che Salvatore ha definito “uno stesso popolo spaccato in due dal taglio operato in un’epoca superata, un taglio che ha fatto male”

In qualità di Presidente di diverse associazioni di molisani e abruzzesi estere, il saggio professore ha insistito fortemente sulle comunanze culturali, tradizionali, orografiche, che devono il essere il trampolino di lancio per un’azione forte e congiunta, che catturi al volo un’occasione unica: il momento storico che stiamo vivendo, che costringe, in virtù di errori e sprechi passati, a rivedere l’assetto geografico-istituzionale dello Stivale.

Anche perché, come il professore ha sottolineato, il Molise si forma di tre diverse anime, abruzzese, campana e pugliese, ed è giunta l’ora di mettere le carte in tavola e rivedere le regole del gioco.

Lucido nella sua introduzione il fondatore del movimento, Enzo Carmine Delli Quadri, che ancora una volta ha spiegato dettagliatamente la composizione e gli intenti dell’associazione almosaviana (territorialista ricordiamo, assolutamente non politica o partitica – meglio ripeterlo con insistenza per i più restii), volta a dare al territorio di confine un’opportunità di riscatto e di rilancio, attraverso la creazione di una zona franca, che possa riportare in auge le ricchezze culturali e le grandi capacità dell’antico popolo alto-sannita.

Impeccabili le parole dei politici che guardano avanti: sia Tagliente che Petraroia vedono oltre il proprio naso (siano da esempio per molti), vedono ciò per cui dovranno battagliare con i loro ‘compagni di viaggio’ nelle opportune sedi: la necessità di ridisegnare i confini, e non soltanto per formare una grande realtà nel contesto internazionale, ma anche per ridurre gli sprechi di denaro, adesso che nessuno se li può più permettere.

Gli stessi sprechi che hanno marginalizzato i territori meno popolosi della montagna, gli stessi che, una volta annullati, potranno aprire la strada verso un futuro nuovo.

Un futuro di riscatto per chi, fino adesso, ha soltanto subìto ed è stanco di farlo.

Peraltro, Michele Petraroia, ospitato in Agnone, ha voluto anche sottolineare il ruolo di questo paese e, in proposito ha affermato: Agnone è  un paese da riportare all’attenzione di tutti, perché ricco di storia, arte, cultura, tradizioni.

Secondo l’esponente del Pd, Agnone è un comune che ha subìto ingiustamente l’emarginazione a cui sono soggette tutte le aree interne, è il paese che più di tutti è stato penalizzato dalla scissione in due degli Abruzzi, che ha portato alla formazione di due diverse regioni, con il progressivo abbandono del territorio montano.

“E’ dunque il momento di tornare a puntare i riflettori su quella che è stata l’Atene del Sannio, un paese carico di cultura, che ha tanto da dare sotto questo punto di vista, e che è stato messo a margine nonostante rappresenti una vetrina importante per tutta la regione”, è quanto ha dichiarato a grandi lettere.

Un modo per accattivarsi l’elettorato?

Lui ha giurato di no: “Ho già i miei elettori e le mia buona base, altrimenti non rivestirei un certo ruolo politico. Non ho bisogno di venire a farmi pubblicità qui, se dico certe cose è perché le penso, e perché è noto ed innegabile il ruolo ricoperto da Agnone nel panorama culturale del territorio”.

Ed ha portato all’attenzione del pubblico quella che è la sua soluzione: la Macro Regione Adriatica – possibile con la cooperazione istituzionale interregionale europea tra Abruzzo, Molise e Marche – corredata da uno schema delle autonomie locali del Molise, con un’amministrazione provinciale unificata di Campobasso e 17 Unioni dei Comuni (11 territorio di Campobasso, 6 di Isernia).

Unica soluzione, dunque, per arrivare ad un esito positivo nel difficile tentativo di inversione di tendenza dello spopolamento delle aree montane.

E superiamo la mentalità campanilistica – ha ammonito, riferendosi ad amministratori e cittadini –  eccessivamente aggrappata a certe concezioni obsolete. Se parliamo di legame alle proprie origini, di senso di appartenenza, dobbiamo anche allargare lo sguardo al di fuori delle proprie mura, e vedere il territorio nella sua generalità. Allora avremo una speranza di recupero per i centri di montagna, che devono mantenersi uniti e non farsi ‘concorrenza’, specie se c’è un’opportunità da cogliere al volo, com’è il momento storico che stiamo vivendo” 

Adele Moauro


 

 

 

 

 

 

 

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Parte curata da Enzo C. Delli Quadri

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Michele Petraroia

Michele Petraroia Cons. Reg. Molise PD

Operaio autodidatta si iscrive alla CGIL  e in questa che è la più grande organizzazione sindacale nazionale ha  assolto diversi ruoli,  fino ad essere eletto Segretario Generale regionale e componente della Direzione Nazionale.
E’ stato consigliere comunale per due legislature a Campodipietra e consigliere della Comunità Montana di Riccia.
Iscritto fin da ragazzo al PCI ne ha seguito i cambiamenti e oggi ricopre il ruolo di coordinatore della segreteria regionale del PD.   Eletto al Consiglio Regionale nel 2006, ha assolto alle funzioni di Capogruppo ed è al momento Vice-Presidente della Commissione Lavoro e Attività Produttive.

Tesi Di Petraroia

Il Consigliere Regionale Petraroia è fermo assertore del rispetto delle leggi appena approvate da Parlamento, in merito al riordino delle Province, nel bene e nel male. Pertanto, al di là delle difficoltà che detta legge presenta e delle sue coerenze o incoerenze, è convinto che occorra prepararsi in tempo, prima che altri decidano, in modo arbitrario, della sorte del Molise. Infatti la legge prevede che, se entro il 4 febbraio la Regione Molise non assume una chiara posizione in merito, le incombenze del riordino passano in capo al Governo Nazionale. In questo contesto, egli propone che tutti i comuni molisani (circa 120) vengano aggregati in 17 Unioni di Comuni, nel rispetto di  aree omogenee e nel rigetto di campalinismi inutili e dannosi.

E, comunque, il riordino delle Province non può essere disgiunto da un necessario riordino delle Regioni, in questo auspicando una prossima riunificazione del Molise con l’Abruzzo e le Marche, cogliendo l’occasione per criticare quelle manovre inconsistenti che mirano ad allargare di poche decine di migliaia di residenti alcuni aggregati territoriali per salvare una provincia o allargare una piccola regione. Il futuro si gioca su dimensioni regionali importanti, se si vuole contare nel difficile confronto nazionale ed europeo. All’interno di dette nuove dimensioni aggregati di Comuni, come quello proposto da ALMOSAVA-ALTO SANNIO, devono rappresentare un punto di riferimento importante per risollevare le sorti dei paesi montani di confine.

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Giuseppe Tagliente, per gli amici Peppino

Giuseppe Tagliente Cons. Reg. Abruzzo PDL

Avvocato e giornalista-pubblicista. È stato:

consigliere provinciale di Chieti dal 1977 al 1980, consigliere comunale dal 1978 al 1992 e poi sindaco di Vasto dal 1993 all’aprile 2000; Consigliere regionale dell’Abruzzo,nelle legislature III, IV, V, VII e VIII; Dal 2000 al 2005 presidente del Consiglio regionale abruzzese.

È stato eletto nel listino collegato al presidente Giovanni Chiodi.

Tesi di Tagliente

Il Consigliere Regionale Abruzzese Tagliente ha criticato la legge sul riordino delle Province, trovandola abborracciata e poco rispondente delle esigenze dei vari territori interessati “E’ stato operato un taglio lineare delle Province con criteri unici – 350.000 residenti e 2.500 kmq – che creerà forti difficoltà di applicazione.

Ma al di là di questa valutazione che è propria di molti esponenti di tutte le aree politiche, il  Consigliere Regionale Abruzzese Tagliente è fortemente convinto che il Governo Centrale debba mettere mano al riordino delle Regioni, che, tra gli organi dello stato,  sono i maggiori responsabili di tanta spesa pubblica inefficiente e che, nel panorama italiano, si presentano con ruoli e competenze e incidenze, sulle decisioni, del tutto sproporzionate tra di loro. Giocoforza occorre ripensare le loro dimensioni e, nel caso di Abruzzo e Molise, operare per una ricongiunzione cheveda coinvolta anche la Regione Marche. In questo contesto, Tagliente riconosce l’importanza di giungere anche al riconoscimento di aggregati territoriali omogenei, come quello proposto da ALMOSAVA-ALTO SANNIO

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Filippo Salvatore,

Filippo Salvatore Concordia University Montreal.JPG

Saggista, poeta e professore associato di Italianistica alla Concordia University di Montreal, studia da decenni l’evoluzione della cultura e della letteratura italocanadesi.
Ha pubblicato lavori in italiano, inglese e francese.
E’ molto interessato all’evolversi della situazione dei riaggregazione dei territori italiani con particolare attenzione al quelli dei suoi antenati, L’Abruzzo e il Molise.

 Tesi di Salvatore

Se ne parla ampiamente nell’articolo di Adele Moauro

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Enzo Carmine Delli Quadri

Manager di Aziende industriali e di Ricerca  ha ricoperto diversi ruoli (Presidente di Spa, Direttore Generale, Direttore Centrale, Revisore dei Conti, Presidente di Collegi Sindacali) in 9 aziende nazionali e internazionali e in 9 diverse città italiane ed estere.

 Introduzione al dibattito

ALMOSAVA è il territorio a cavallo del Molise e dell’Abruzzo che comprende l’Alto Molise, l’Alto e il medio Sangro, l’Alto Vastese e l’Alta Valle del Trigno, da Castel di Sangro a Trivento, passando per Alfedena, Pietrabbondante, Pizzoferrato, Agnone, Borrello. Rosello, ecc… ecc…

Storicamente  questo territorio coincide con l’Alto Sannio, il territorio dei Sanniti Caraceni, la gens sannitica che ha dato vita a tutte la altre Gens Sannitiche, dai Pentri ai Caudini ai Lucani.

Dal punto di vista religioso questo territorio coincide con la Diocesi di Trivento, almeno fino al 1970. È fuori ogni discussione, quindi, che ci troviamo di fronte ad un territorio omogeneo per storia, cultura e lingua.

Con ALMOSAVA abbiamo dato nome ad un movimento che, fin dall’inizio, abbiamo voluto TERRITORIALISTA e quindi non partitico nè collegato ad interessi particolari, se non quelli dei paesi di confine di montagna.

Senza andare troppo indietro nel tempo, per noi erano inaccettabili il disastro demografico (fino all’80% di spopolamento) patrimoniale (appartamenti e terreni senza più valore)  e soprattutto morale (i giovani vanno via e i genitori li invogliano, perchè la terra è matrigna di lavoro).

Al di la del nome abbiamo curato e posto in essere un progetto, il progetto ALMOSAVA che si sviluppa attraverso tre obiettivi strategici

  • Prettamente Politico: riconoscimento per questo territorio di zona a fiscalità agevolata e a burocrazia efficiente.
  • Di concorrenza Territoriale, con altri territori, per i problemi della sanità (Ospedali di Castello e Agnone) della viabilità (ferroviaria e stradale), dei trasporti,  della scuola, delle aree industriali e artigianali e della banda larga, dell’assistenza sociale, dei parchi archeologici, del parco naturalistico, della commercializzazione a km zero. ecc … ecc ..
  • Di supporto ai piccoli comuni nella difficile transizione da comuni a Unione di Comuni

 Un anno fa abbiamo coinvolto i politici che qui vedete.

Poi abbiamo coinvolto amanti della cultura locale e gli amministratori dei paesi dell’Almosava, nonché la popolazione tutta del territorio.

Non ci risultano critiche al progetto, semmai al fatto che esso appaia velleitario.

Ma, a tutti, è stato fatto notare che, stante la situazione finanziaria dello Stato Italiano, con una economia che, di fatto, ha preso il posto della politica, surclassandola, il nostro territorio aveva di fronte a se una occasione d’oro per rialzare la testa e porre freno ai disastri summenzionati.

 I livelli decisionali, 6, prima del riordino ( Stato, Regione, Provincia, Comunità Montane, Comuni e Municipi, saranno ridotti a 3 (Stato, Regione  e Comuni o Unione di Comuni)

 In tutto questo, abbiamo voluto opportunamente distinguere l’attività culturale da quella istituzionale

A che punto siamo?

Il 17 giugno scorso è nato formalmente CAST ALMOSAVA con un 60 soci fondatori, il Centro Avanzato di Studi del Territorio dell’Almosava, che curerà gli aspetti culturali del territorio, composto da cittadini ed Enti Territoriali.

Sta per nascere, formalmente perchè sostanzialmente essa già esiste, l’ALTA ALMOSAVA,  vale a dire l’Associazione Libera Territoriale dell’Almosava, composto da Comunità Montane e Comuni del Territorio.

Pertanto, Se il Centro studi si occuperà di mantener vivo l’orgoglio di una storia e di una cultura omogenea, La Libera Associazione dei Comuni chiederà, pretenderà e dovrà ottenere di poter sedere ai tavoli regionali e nazionali, perché oltre alle problematiche del riordino delle Province e a quelle dell’aggregazione dei comuni, SI TENGA BEN CONTO DELLE PROBLEMATICHE DEI COMUNI MONTANI DI FRONTIERA, onde evitare che l’isolamento di questo territorio non sia definitivo.

 

Enzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

4 commenti

  1. Caro Enzo, nel rispetto per le cariche istituzionali che i due intervenuti incarnano, rispetto che è loro perciò dovuto sommato ad una simpatia ed al senso di grtitudine per la loro dimostrata costante sensibilità ai problemi del nostro territorio, non posso, tuttavia, che consolidarmi nelle convinzioni che ho via via maturato nell’arco di tempo in cui siamo stati a stretto contatto nella inebriante avventura di ALMOSAVA. Resto convinto che la popolazione di questo vessato territorio o riesce adimostrare di avere in sé la capacità di buttare a mare la politica e fare muro, senza colori e senza fazioni, pensando a “sfruttare” tutto e tutti con lo scopo di sopravvivere, oppure non ha alcuna speranza di farcela (ammenoché per “farcela” non si voglia intendere di accontentarsi di avanzi immangiabili di altre mense e di dover anche ringraziare per questo). So che i miei modi, come al solito, possono apparire molto più che scarni, direi, brutali, siamo “montanari” fieri di esserlo; ma, diceva la mia adorata nonna Annina, (scannese di nascita, un metro e cinquanta di pepe, due fratelli, un figlio, un cognato e tre nipoti morti in guerra, ed alla quale la mia famiglia deve la sopravvivenza – potenza delle nostre donne di riuscire benissimo a fare anche gli uomini…. – ebbene ella diceva: ” Il medico pietoso fa la ferita cancrenosa”. Quindi, non vedo a cosa possa esserci utile magnificare la grandezza della nostra storia passata di cui siamo tutti già  ampiamente consapevoli o continuare ad auto-celebrarsi auspicando il bene della nostra terra che non si capisce da chi e da cosa dovrebbe venire, se non dalla possibilità di lavorare e, quindi, dalla capacità delle amministrazioni di creare più occasioni possibili ( non distribuire posti pubblici i cui stipendi non sono coperti, mai come oggi, da alcuna garanzia reale….tanto la Merkel non vuole….) . Penso che cambi molto poco, nelle tasche degli abruzzesi e molisani delle zone interne, quanto la politica ci propina come cambiamenti “epocali” che dovrebbero raccogliere i nostri ” oooohh”,  “ahhh”,  “che bell’ idea!” ed altri stupori. Per essere più chiari: si può ragionevolmente credere che ad un giovane disoccupato interessi della “modifica del titolo V° della Costituzione, del “sistema misto alla Francese” ( la denominazione potrebbe destare attenzione solo perché molto equivoca….evocando tipi di ammucchiate alle quali i giovani sicuramente non possono essere insensibili….), oppure, per restare più vicini al “nostro”  livello, di improbabili macro-regioni, di revisioni e accorpamenti di funzioni e di servizi regionali, provinciali e comunali, ecc.ecc. Personalmente, e molto prosaicamente, ritengo di condividere il buon senso della nostra gente: non ce ne frega un bel nulla di tutto ciò. Queste cose i politici dovrebbero farle per “migliorare” la situazione socio economica quotidinamanete senza clamori e, se pienamente convinti, anche in tempi non “geologici”, assumendosene appieno le responsabilità, sia nel bene che nel male. Nossignori, i nostri problemi sono invece, sicuramente, di questo tipo: che fare di tutte le terre incolte di Abruzzi e Molise ? Se fossero messe a coltura o a pascolo, produrremmo carne latte e formaggi in quantità da dare lavoro ai nostri giovani ( operai, piccoli imprendtori, tecnici e laureati, certamente !) Eh, ma poi Francia, Olanda e Germania si incazzano! La nostra politica è realmente in grado di difendere in Europa i nostri interessi? E’ surreale che i tecnocrati-burocrati europei nelle loro folli direttive invochino,  sempre più a sproposito, un  “regime economico di concorrenza e libero mercato” a senso unico, nel senso che se noi, giustamente, proviamo a rifiutare produzioni agro-alimentari tossiche (mozzarelle blu-puffo, bistecche da “mucca pazza” ed altre “delizie” del genere), allora ciò  è un attentato alla libera circolazione delle merci, se invece si prova ad aumentare la produzione italiana (o, magari, Almosaviana) di latte, formaggi, paste alimentari, frutta, olio, vino, verdura, arance, liquori,  e carni di qualità  (vere eccellenze da leccarsi i baffi !!) questo non si può fare ( non vale più la libera “concorrenza”), perché, evidentemente “loro” smetterebbero di produrre porcherie e di venire, con i loro grandi iper-market, a vendercli da noi. Questo è un esempio su cui se la politica si spendesse, sì che cambierebbe la nostra situazione. Altro esempio: La nostra rete infrastrutturale fa pena,e ciò ci condurrà presto ed inevitabilmente, ancor più verso il gruppo dei  sottosviluppati “prossimi venturi”: la politica dovrebbe chiedere, (visto che “qualcuno” di stirpe celtica l’ha preteso) il federalismo fiscale cioé, che le tasse degli Almosaviani (tante, troppe e pagate invano) vengano re-investite (senza trucchetti) tutte e completamente “in loco” per consentire ai pochi volenterosi rimasti con voglia di continuare a lavorare qui, di poterlo faree cominciare, lentamente, a cambiare la situazione (badate bene, parlo di agricoltura, artigianato, piccola e media industria). Qualcuno di voi sa, per esempio,  che in questo momento i destini della Ferrovia Sangritana sono pregiudicati dal fatto che su di essa si vorrebbero caricare i passivi dell’ARPA regione abruzzo, cioé di un carrozzone fallimentare che dovrebbe essere solo soppresso ed i cui dirigenti dovrebbero essere accompagnati all’uscita a calci in culo ? Stranamente, la “non ancora rediviva” ferrovia, passibile di essere ammazzata nella culla, sembra dover ereditare  la stessa sorte dei nostri giovani, andando a caricare sulle loro spalle le incapacità e l’ingordigia dei loro padri ? Ecco, caro Enzo, le perplessità che mi assalgono. Dove sono i Sigg.ri Sindaci, gli Amministratori, tutti coloro che, stando in politica, avrebbero il potere di indirizzare la popolazione su un cammino, magari lento, ma operoso; per caso preferiscono  fare come le “farchie” : grandi fuochi di breve durata ?

  2. Scusami Enzo, rileggendo lo “stile” del mio intervento è tutt’altro che “forbito” e (forse) più “parlato” che “scritto”. Spero di essere al “brutto ma buono”….chissà, non ho tempo di preoccuparmene,  un caro abbraccio, Massimo.

  3. Enzo Carmine Delli Quadri

    Caro Massimo, comprendo le tue argomentazioni e le tue riflessioni. Ma, diversamente da te, io penso che il problema delle riunificazioni territorioli, nel rispetto di aggregati omogenei per stora e cultura, siano fondamentali per una RIPRESA DI COSCIENZA. Tutti i miglioramenti da te sperati passano attraverso questa consapevolezza di risistemazione dell’  “Italia tutta”, secondo schemi non geografici ma strorio-culturali. ALMOSAVA si muove in questo solco e chiede a tutti, NESSUNO ESCLUSO,  di fare la propria parte. Attento:NESSUNO ESCLUSO, perchè ognuno di noi ha delle responsabilità nei disastri demografici, patrimoniali e morali che stiamo vivendo.

    •  Carissimo Enzo, trovo un pò criptico il tuo commento. Sono sicuro che tutti noi siamo legati alle nostre responsabilità, e sono altrettanto sicuro che ad esse non potremo comunque sfuggire. Sono sereno, almeno su questo…… Credo ( e non ho motivo di credere altro, purtroppo ) in piccoli, possibili, passi concreti che, chi è stato delegato dal popolo, deve fare. Il resto, meritoriamente e nei limiti delle proprie possibilità, chi ci crede lo sta già facendo…..

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