Almosava: Adelio Fioritto e Danilo di Nucci a confronto

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Un confronto tra le speranze di Adelio Fioritto di Rionero Sannitico emigrato, per lavoro, a  Como e lo scetticismo di Danilo di Nucci di Agnone, rimasto in Agnone e qui deciso a costruire il suo futuro.
Noterete una forte dissonanza tra chi è lontano e crede in una possibilità di riscatto e chi, pur romasto nel suo Territorio,  nutre poche speranze.


Perché ho scelto di aderire al progetto ALMOSAVA?

di Adelio Fioritto

Quando Enzo Carmine Delli Quadri mi chiamò per la prima volta, come molto spesso capita, lo scetticismo aveva preso il sopravvento e rimasi sugli spalti a guardare e ad osservare le varie proposte, i vari movimenti del progetto ALMOSAVA.

Più passava il tempo e più mi rendevo conto di come l’ormai amico Enzo si muoveva con passione e dedizione, senza alcun tipo di interesse personale, ma spinto solo ed esclusivamente dal suo amore per la nostra terra.

Amore che molti di noi, giovani e meno giovani, condividono e rafforzano anche e forse soprattutto lontani dalla propria terra d’origine, ma non per questo meno attenti e forse più presenti in maniera propositiva rispetto a quanti, invece, hanno avuto la forza ed il coraggio di desistere dall’emigrare.

Allora la domanda che mi si poneva dinanzi non era il “perché aderire”, bensì il “perché non aderire”.

In fin dei conti, Enzo portava avanti proposte già nostre di non molti anni fa.

Adelio Fioritto

Mi ricordo come fosse ieri quando nel 2009, in occasione delle elezioni comunali, unitamente ad alcuni amici di Rionero Sannitico – splendente comune sul famoso passo a 1052 m s.l.m. che divide l’appennino centrale da quello meridionale – lanciammo diverse decine di proposte più che valide e costruttive che, se fossero state recepite in altre circostanze – vedi dissesto – avrebbero dato slancio alla vita politica e sociale del nostro Comune.

Rionero Sannitico, così come molti altri comuni del nostro territorio, nell’ottica dell’unione e della condivisione tra Enti, può farsi promotore e capofila di mille e una iniziative.

Paolo Potena propose di lanciare un progetto pilota volto alla creazione di un polo scolastico che abbracciasse diverse realtà medio/piccole. L’idea che elaborai era quella di un centro che si sarebbe potuto sviluppare non solo come scuola, ma anche come palestra, piscina e centro studi pomeridiano tra mille  attività, avendo l’intenzione di far vivere la struttura durante tutte le ore della giornata.

Potendo offrire non solo una migliore qualità d’istruzione – confronto con più realtà, indi maggior afflusso di studenti – ma sfruttando anche il concetto della struttura auto- finanziata, il polo avrebbe generato utili per l’auto sostentamento, potendo finanziare sì facendo anche progetti interni di sicuro impatto sociale e sarebbe stato ad impatto ambientale zero tramite energie rinnovabili già testate su altre strutture.

L’allora direttrice scolastica mi diede il suo parere positivo annunciandomi che regione e provincia si erano  già attivati in tal senso, l’unico freno che limitava l’azione pratica era, per l’appunto, la mancanza di unione.

Altro aspetto che si toccò solo in forma lieve, ma che altrove è già avviato da decenni, è la creazione di un consorzio di polizia urbana. Mentre in altri Comuni, sicuramente ben più ampi dei nostri, il contributo derivante da sanzioni, controlli e riscossione dei diritti genera importanti utili per il mantenimento di molti servizi al cittadino, noi viviamo paradossalmente una situazione di “passività” dovuta al fatto che il vigile di norma è uno ed uno solo a dover fronteggiare le più disparate situazioni. Essendo infine persona conosciuta in paese, è oggettivamente limitata la sua libertà d’azione e, di conseguenza, l’afflusso di denaro che ne deriva nella casse comunali.

La costituzione di un distretto di polizia urbana, pertanto,  permetterebbe di aumentare il proprio organico ricollocando gli attuali dipendenti dei singoli comuni, sgraverebbe dalle casse comunali gli stipendi dei proprio vigili, aumenterebbe considerevolmente le proprie entrate e consentirebbe, grazie al numero di personale, di poter offrire maggior controllo e sicurezza per le strade cittadine, coadiuvando i vari eventi e via discorrendo.

Questi erano solo due punti lanciati qualche tempo fa, ma oggi grazie ad ALMOSAVA possono essere ripresi, elaborati e sviluppati proprio in virtù del fatto che Enzo è riuscito a creare quel senso di comunione, unione e pertanto “forza” che prima era totalmente assente.

Allora, tornando alla domanda, il “perché non aderire” sarebbe stato contraddittorio con tutto quanto detto e fatto negli anni passati e, pertanto, la risposta non poteva che essere una ed una sola : si deve aderire.

Lo si deve alla nostra gente, lo si deve ai nostri figli, lo si deve anche ai nostri avi che con fatica e sudore hanno lottato affinché noi oggi potessimo parlare di “progetto”;  lo si deve a noi stessi per migliorare la nostra qualità di vita, le nostre aspettative, nell’avere il coraggio e l’orgoglio di rivedere un’area tanto meravigliosa quanto incontaminata riconquistare forza e vigore.

ALMOSAVA è questo per me:  un’opportunità di crescita collettiva.

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Perché sono scettico

di Danilo di Nucci

 Il problema della crisi demografica dell’ ALMOSAVA (Alto Molise Sangro Vastese) ha ormai “scavalcato” una, due generazioni: questo significa che le ultime persone che hanno vissuto in un almosava dove c’era gente e un’economia tutto sommato florida sono, ormai, genitori anziani e nonni ancora più anziani.

Le nuove generazioni, ovvero quelli nati dagli anni ’60 in poi, hanno visto e vissuto un ALMOSAVA molto simile a quella che viviamo oggi. Hanno vissuto e vivono ancora convinti che da sempre siano esistite due regioni distinte e la provincia di isernia. Hanno vissuto immersi in un sistema sociale perennemente in crisi. E le uniche cose che ci hanno insegnato (mi ci metto anche io) sono che questa terra ha un glorioso passato ma nessun futuro.

Danilo di Nucci

Ci hanno insegnato che l’unica alternativa è l’emigrazione. Ci hanno insegnato che il lavoro da artigiano non è gratificante. Ci hanno insegnato che oltre il confine con l’abruzzo non c’è niente di culturalmente, socialmente ed economicamente affine a noi. Quello di cui parla almosava, pertanto, trova difficile diffusione nei giovani proprio perchè certi concetti ci sembrano dei sogni irrealizzabili.

A tutto ciò, inoltre, va aggiunta una classe politica che, già a partire dalle province, difficilmente digerisce ALMOSAVA perché, se andassero in porto alcuni progetti, si andrebbe seriamente ad intaccare un potere politico la cui unica aspirazione è quella di sparare cazzate sullo sviluppo, sulla valorizzazione del territorio e sui giovani ma che, in realtà, tende a lasciare tutto come sta. Se cambiassero le cose, infatti, il loro potere verrebbe seriamente intaccato e quando si intacca il potere si perde il controllo sull’elettorato.

Quindi, caro enzo, le tue domande, in realtà, trovano tutte una risposta tristemente affermativa:

per mancanza di idee? Sì, perchè le uniche idee che ci inculcano fin da giovani sono che in questo luogo si può trovare lavoro solo tramite raccomandazione politica e che nulla si potrà cambiare.

Per mancanza di uomini? Sì, perchè la crisi demografica ha fortemente impoverito il tessuto sociale del territorio e chi aveva il coraggio di osare, ha osato altrove.

Per timori reverenziali e per paura? Certamente, perchè se la classe politica bolla almosava come pura eresia, il popolino non può far altro che appiattirsi su tali situazioni.

Per meschini calcoli personali? Sì, di determinati uomini che vedono in questa rivoluzione culturale, economica e sociale una perdita di potere e controllo.

Per masochismo? Sì, perché oltre a tutte queste cose, in realtà siamo dei sadici che ci nutriamo delle nostre disgrazie.

12 Commenti

  1. Ciao Danilo, ho letto il tuo articolo e posso confermare che ciò che scrivi è quanto la maggior parte delle persone oggi pensano anche nel mio paese. Ciò che mi domando, tuttavia, è come mai un ragazzo plausibilmente giovane come te si arrenda senza neppure provarci… questo mi rattrista e mi fa rabbia allo stesso tempo.
    Perché se è vero, come dici tu, che “questa terra ha un glorioso passato ma nessun futuro”, è altrettanto vero che bisogna ammettere che, con molta probabilità, la “gente” del passato avesse più forza, grinta, determinazione e “attributi” (tanto per non venir meno all’aspetto folcloristico) di noi. Questo è inaccettabile.
    E’ intollerabile ammettere di essere stati sconfitti senza neppur aver lottato e creduto che le cose potessero cambiare, è intollerabile attendere che siano sempre altri a dover fare la prima mossa per poi accodarsi ed è altrettanto inaccettabile rassegnarsi, sempre così giovani, ad uno stato di cose dettato da altri.
    Caro Danilo, le mie non vogliono essere parole d’offesa, bensì di sprono!
    Allora forza e coraggio, dimostriamo all’Italia intera di che pasta siamo fatti, altrimenti di certo non siamo degni di quel “glorioso passato” di cui tanto ci vantiamo e ce ne appropriamo indebitamente.
    In fin dei conti, esso non ci appartiene se non in forma lieve, ciò che noi oggi possiamo disegnare è “esclusivamente” il nostro futuro.

  2. A me sembra che abbiano ragione tuti e due un pò.L’uno rappresenta la speranza in una rinascita collettiva delle condizioni socio-economiche e culturali dei nostri paesi; l’altro è più pessimista perchè, rimasto in Molise, ha visto frantumarsi il mondo circostante di cui fa parte. Io vivo a Capracotta e posso constatare di persona ciò che è accaduto in questo angolo di mondo lontano dalle grandi direttrici nazionali. Tuttavia ho fede nel futuro, nonostante la mia età e so per certo che tempi migliori allieteranno i nostri nipoti.

  3. Per amore di verità, Danilo non è uno che non ci ha provato, (anzi…) e nemmeno uno che si è già arreso, al contrario. Solo che si trova ad operare e a fare le sue proposte un ambiente nel quale è assolutamente più facile sprecare milioni di euro in opere pubbliche (alcune indispensabili, altre dei mostri inutili) che nelle persone come lui. Qui non si investe sulle (poche) persone rimaste che hanno idee e voglia di fare. Generalmente gli amministratori (anche moltissimi sindaci) o non hanno una cultura all’altezza del compito o non possiedono un senso del bene comune sufficientemente sviluppato per vedere al di là del proprio naso. E capire che se non si investe sulle persone anche le opere pubbliche resteranno monumenti alla loro azione “politica”. Le parole di Danilo sono dettate dalla costatazione di una realtà indubbia. D’altro canto è vero che il futuro di un popolo dipende anche dalle azioni di ognuno di noi. Dunque continuiamo a provarci.

  4. Credo che Nicola abbia già risposto al mio posto, infatti io e lui parliamo spesso di tali problematiche. Quello che vorrei sottolineare è che io non mi sono assolutamente arreso, anzi. Con la mia laurea quinquennale in ingegneria elettronica, nel 2006, a soli 26 anni ho rinunciato ad una sicura carriera per tornare a vivere a casa mia. Ho investito tutti i miei risparmi in una casa ad Agnone e non ho intenzione di andarmene a cercare fortuna altrove. Però se non affrontiamo seriamente tali problemi e non ne parliamo con spietato realismo di quello che è successo, difficilmente riusciremo a cambiare qualcosa. Non possiamo fare finta di niente e dire che tutto va bene perchè questo atteggiamento ci ha seriamente penalizzato negli anni passati. Il mio commento non vuole assolutamente portare la gente ad arrendersi ma a prendere coscienza del fenomeno.

  5. L’analisi che ho fatto è spietata, è vero, ma credo sia terribilmente attuale. Ma da questa analisi non bisogna mollare ma trarre alcune conclusioni:
    1. se non si parla delle cose negative e non si mette nero su bianco questa spietata analisi, molti continueranno a credere che il mondo gira in questo modo e non può essere cambiato
    2. se la situazione continua così, la morte del territorio è assicurata
    3. quello di cui si necessita è un cambio repentino di mentalità e per fare ciò è basilare una forte presa di autocoscienza della popolazione, che può avvenire solamente lavorando sulla diffusione di alcune idee basilari, per altro racchiuse in almosava

  6. La vicenda dell’ospedale di agnone, poi, ci fornisce un esempio lampante di cosa possa produrre una presa di autocoscienza del territorio. Senza i comitati civici e una protesta pacifica (ma organizzata e perseverante) della popolazione, l’ospedale di agnone avrebbe chiuso da un pezzo. Probabilmente fra un paio d’anni i problemi si ripresenteranno, ma per il momento si è salvato per un motivo fondamentale: la popolazione ha vissuto fortemente tale problema, non si è sentita tutelata dalla classe politica e ha reagito di conseguenza. Questo slancio andrebbe portato avanti anche in altri settori perché se la popolazione non stimola la classe politica ad affrontare i problemi che ci affliggono, di sicuro non verrà nessun eroe da lontano a investire capitali e a dirci come sopravvivere. Io canalizzerei gli sforzi su un unico obiettivo, per il momento: un collegamento veloce con la valle del sangro. Come almosaviano non chiederei nient’altro che un tunnel che ci porti in tempi rapidi a villa santa maria. Tutto il resto verrebbe da sé.

  7. Capisco perfettamente lo scoramento, lo provo ancora io che essendo emigrato a Roma all’età di dieci anni, adesso a sessanta mi tocca sentire discorsi idioti dai miei compaesani, passi per gli anziani, ma i giovani mi innescano un sentimento di odio amore ed ancora peggio quelli che essendosi laureati nelle grandi città vegetano nel più scialbo disinteresse. Abbiamo bisogno di cultura, di teste e di rompicoglioni. Diamine! Semme o ne semme coccia tuoscte! Avanti!

  8. vorrei esprimere un opinione a riguardo:le parole di Danilo sono crudeli ma rispecchiano la realta’.Da anni si parla di come far rinascere il nostro territorio,ma mai nessuno ha guardato in faccia alla realta’,quello che oggi vogliamo unire per anni abbiamo sempre,a causa di un campanilismo infantile,tenuto diviso,ognuno o per gelosia o per mera superiorita’ ha fatto sempre in modo che non venissero mai valorizzate le ricchezze,patrimoniali culturali artigianali del territorio.Le ricchezze che la nostra terra ci offre non sono andate perse,i nostri avi le hanno valorizzate dandone lustro,tuttora riconosciute.Bisognerebbe girarsi un po indietro e capire che non c’e’ niente da inventarsi,e’ tutto li.Ma per fare questo ci vuole spirito di sacrificio,da parte di tutti.Per esperienza personale vi garantisco che la nostra terra gode di un ottima reputazione

  9. La mia prima reazione lle parole di Danilo è stat di BLOCCO. Mi sono detto: non è che con il tuo operato stai solo mettendo in difficoltà ulteriore chi già soffre di suo?
    Poi, man mano che arrivavano altri commenti e man mano che riaffioravano alla mia mente tutti gli sforzi da me fatti in decenni passati per contribuira ad un cambio di passo della situazione almosaviana, si rafforzava in me la convinzione che bisogna insistere, tenere il fuoco acceso, scaldare quelle coscienze che anni di politica clientelare ha addormentato, svegliandole.

  10. Chi non mi conosce forse giudica male le mie parole e pensa di trovarsi di fronte una persona che si è arresa ed è pronta ad andarsene, ma per il momento non è così. Sono nato ad Agnone, sono tornato a viverci e conto di rimanerci per tanti anni ancora. Quello che penso, però, è che dobbiamo iniziare ad essere realisti e dirci in faccia le cose come stanno altrimenti non riusciremo mai a superare alcuni meccanismi socioculturali che si sono innestati negli ultimi decenni e che hanno portato a vivere il nostro territorio una situazione di assoluta emergenza.

  11. Concordo appieno con il tuo ultimo commento Danilo, ma credo che per quanto nobili e sicuramente utili siano convegni, incontri e quant’altro, la miglior risposta all’immobilismo e clientelismo sia l’esempio. Enzo sta facendo, nel concreto, ciò che noi tutti diciamo da anni. Ha bisogno di energie, collaborazioni e partecipazioni attive, qui il mea culpa in primis, ma cercherò di recuperare il tempo perduto.
    Un caro saluto a tutti.

    Adelio

    ps: quant’è bello lo scambio di idee? Discussione meravigliosa, davvero i migliori complimenti a tutti voi.

  12. Sì lo scambio di idee è bellissimo, ma stiamo sempre a livello teorico e non possiamo più permettercelo. Faccio un esempio: il Veneto era una regione quasi interamente agricola, poi si è trasformata in patria della piccola e media industria, cioè ha venduto all’esterno una infinità di prodotti che le hanno porato ricchezza. Tutto questo è stato fatto dai suoi abitanti, non da marziani. E’ vero, eravamo ancora in una fase di sviluppo, anche se ottenuta indebitando tutta la nazione, ma il Molise nel frattempo cosa faceva? Aumentava il numero dei posti di lavoro pubblici, cioè quelli non produttivi di valore aggiunto, quelli che avrebbero dovuto assicurare servizi ai cittadini, e non sempre lo facevano. Ora lo sforzo maggiore deve essere rivolto alla produzione e alla commercializzazione di ciò che si riuscirà a produrre. Purtroppo le condizioni non sono più favorevoli, ma in ogni caso non si può più aspettare. Danilo, sai che ti stimo, allora utilizza la tua preparazione modernissima per produrre qualcosa di originale ed importante; abbiamo molti esempi di giovani che riescono a sfondare in quel campo tanto nuovo quanto ancora inesplorato. Qualche esempio di giovani che si sono impegnati in iniziative imprenditoriali già esiste. E’ questa la via; tu comunque puoi essere un importante apripista. Vedrai che noi vecchietti ti sosterremo e, se necessario ti daremo una mano. Purtroppo non possiamo fare di più.

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