Acanto spinoso trovato nel vastese

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Scritto da Ivan Serafini [1] il 16 Luglio 2016

Acanthus spinosus - Photo by Vito Buono - Bari
Acanthus spinosus – Photo by Vito Buono – Bari

Il Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno ha individuato, a Celenza sul Trigno e San Buono, in provincia di Chieti, una specie nuova per la flora abruzzese. Si tratta dell’Acanto spinoso (Acanthus spinosus L.), pianta famosa già nell’antica Grecia per la decorazione dei capitelli, specie vegetale considerata non presente in Abruzzo.

La scoperta è avvenuta nel corso delle escursioni finalizzate alla conoscenza naturalistica del territorio Vastese, attività che l’associazione porta avanti da diversi anni.

Distribuzione dell'acanto spinoso

DISTRIBUZIONE DELLA SPECIE IN ITALIA. Il fiume Trigno segna il confine amministrativo sud-orientale tra Abruzzo e Molise. Un’area molto importante dal punto di vista naturalistico.  In questi territori numerose specie vegetali e animali raggiungono il loro limite settentrionale di distribuzione. L’area geografica compresa tra i fiumi Sangro e il Trigno è certamente la più mediterranea d’Abruzzo, caratterizzata da una grande varietà di ambienti e dalla spiccata presenza di elementi flogistici di tipo balcanico-orientale. Alcune di queste specie non sono state trovate, a livello spontaneo, oltre il fiume Trigno.  L’Acanto spinoso è una di queste. Infatti, in base alle mappe di distribuzione disponibili, in Italia l’Acanto spinoso è presente soltanto in Basilicata, Puglia (dove è comune) e Molise. Non è stato più trovato in Campania, mentre la sua presenza è incerta per la Toscana, dove il Pignatti la cita come naturalizzata presso Firenze.  Dalle attuali mappe di distribuzione, in Abruzzo e Veneto, l’Acanto spinoso risulta essere stato segnalato per errore.

Per il Molise, nell’area della Valle del Trigno,  l’Acanto spinoso è citato da Giosuè Scarano. Infatti, nel 1812 il botanico originario di Trivento trovò questa bella specie sulla Montagna di Castelmauro (G. Scarano in “Continuazione de’ lavori botanici eseguiti nelle campagne di Trivento“), non lontano in effetti dai territori abruzzesi.

DISTRIBUZIONE NEL VASTESE. Nel Vastese le stazioni di vegetazione dell’acanto spinoso sono state individuate nel territorio di Celenza sul Trigno, dove la specie sembrerebbe in espansione. Nel territorio di Celenza la specie vegeta in ambienti ruderali su affioramenti rocciosi calcarei (loc. Querce marine) e in diverse località ai margini stradali, anche alle porte del paese.  Essendo una specie vistosa e decorativa, soprattutto durante la fioritura, volontari del comune di Celenza sul Trigno ne hanno prelevato alcuni esemplari che sono stati impiantati con successo nei giardini pubblici della piazza principale del paese (segnalazione di Rodolfo Di Pardo di Celenza sul Trigno). A San Buono la specie è stata individuata nei pressi del Convento di Sant’Antonio, non distante dal Sito di Interesse Comunitario di Monte Sorbo. E’ probabile che siano presenti altre stazioni di vegetazione in località del vastese che presentano caratteristiche ambientali simili (Tufillo, Dogliola, Palmoli, Fresagrandinaria ecc). Invitiamo i residenti a segnalarci eventuali altri siti di vegetazione.

acanto_spin8240ACANTO SPINOSO COME SPECIE GUIDA PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI? Come detto,  l’Acanto spinoso raggiunge nel Vastese l’attuale limite di distribuzione settentrionale. La specie, dalle prime rilevazioni, sembrerebbe in espansione verso Nord. Riteniamo interessante monitorare l’espansione dell’areale di distribuzione di questa ed altre specie (ad es. del Carduncellus coeruleus, sinora trovato in territorio Molisano, a Trivento, non lontano dal confine amministrativo abruzzese) in quanto potrebbe rappresentare un importante bioindicatore dei cambiamenti climatici. L’area tra il Sangro ed il Trigno rappresenta, sul versante adriatico, un territoro-cerniera, di transizione nord-sud ed est-ovest, e per tale motivo di rilevante interesse scientifico. Per via della posizione geografica, tali territori sono molto importanti in quanto particolarmente sensibili ai mutamenti climatici e quindi tra i primi a risentire della distribuzione delle specie tipiche degli ambienti aridi e xerici.

Corinthian_capital1UTILIZZO DELL’ACANTO COME MOTIVO DECORATIVO DEI CAPITELLI GRECI. Le sue foglie dai margini largamente frastagliati e con nervature molto pronunciate, sono di grande effetto decorativo, ed è per questo che la pianta trovò un vasto impiego nell’architettura antica , sia nel capitello corinzio, che nel capitello composito e nei fregi, anche se ad ispirare quei motivi, pare sia stato A. balcanicus Heyw. & Richardson con i lobi fogliari non spinosi ma, caratteristicamente ristretti alla base.

ETIMOLOGIA.  Acanthus deriva dal nome greco della pianta “κανϑος acanthos” (“κανϑιον” in Dioscoride), che a sua volta deriva da “aképunta, ago e “ανϑοϛfiore: fiore spinoso, per via delle estremità appuntite delle foglie e delle capsule che racchiudono i semi. Nella mitologia greca, Acantha fu una ninfa amata Apollo e che il Dio trasformò nell’Acanto.

DESCRIZIONE, HABITAT e VARIABILITA’. L’Acanto spinoso è una pianta erbacea perenne, eretta, alta 40-100 cm, con foglie simile a quelle dei cardi, pennatosette con segmenti tentanti, acutamente spinose. Vegeta in boscaglie, incolti, siepi da 0 a 400 m. Fiorisce tra maggio e giugno. Areale Steno-Medit.- Orientale. Variabilità: le piante a foglie più divise e con spine più robuste vengono indicate come A. spinosissimus Pers., ma probabilmente si tratta di ecotipi xerofili. Il frutto è una capsula loculicida, ovoide, compressa, appuntita all’apice, coriacea, che esplode scagliando i semi all’esterno. I semi 2-4 sono ovoidi compressi, lisci, marroni.

SPECIE SIMILI: Acanto comune e Acanto dei Balcani.  L’Acanto spinoso può essere facilmente confuso con un’altra specie, molto più diffusa, e che a prima vista risulta molto simile: l’Acanto comune (Acanthus mollis) detto anche Branca orsina, Brancalupo.

L’Acanto comune differisce dall’Acanto spinoso per la foglia ampia e lucida, raramente spinosa agli apici fogliari. La foglia di A. spinoso è invece simile a quella dei cardi.

L’Acanto comune, riferisce il Pignatti, è specie comune e ampiamente coltivata. In quali zone d’Italia sia realmente spontaneo è oggi impossibile dire: risulta coltivato come specie ornamentale già dall’antichità e rustico nei climi dell’olivo e della vite, è ormai comunemente naturalizzato in tutta la Penisola e sui colli prealpini. Stazioni naturali vanno forse ricercate in ambiente rupestre mediterraneo: oggi tuttavia lo si incontra quasi esclusivamente in stazioni secondarie, legate all’insediamento umano. La forma delle foglie è variabile soprattutto in coltura, essendo preferite le foglie a fogliame ampio e lucido (forma latifolius). Sporadicamente si presentano piante con i denti fogliari appuntiti e spiwescenti (forma spinulosus), interpretata da alcuni studiosi come ibrido tra A. mollis e A. spinosus.

Altra specie con cui si può confondere è l’Acanto dei Balcani (A. balcanicus) che presenta foglie a lobi inferiori ristretti alla base (a forma di fogliolina, quindi foglie imparipennate), riportati dalle Flore italiane perché presente in Istria (Pola, Volosca) ed a Fiume, comunque molto al di fuori dei confini italiani.

ALTRE SEGNALAZIONI DI NUOVE SPECIE DEL CENTRO STUDI ALTO VASTESE

Nel 2013 il Centro Studi del vastese aveva individuato e segnalato un’altra specie considerata estinta in Abruzzo, la Canforata di Montpellier,  nel 2014 ha individuato una specie di orchidea molto rara in tutta Italia,  l’Elleborina purpurea, nel 2015 un ibrido di orchidea osservato per la prima volta in Italia. La presenza dell’Acanto spinoso dimostra, ancora una volta, che il Vastese interno è un territorio di grande rilevanza naturalistica, purtroppo al momento è privo di ogni forma di tutela ambientale.


[1] Ivan Serafini, Presidente del Centro Studi della Montagna Vastese e della Valle de Trigno, un’associazione senza fine di lucro finalizzata alla valorizzazione della cultura, della storia, dell’arte e dell’ambiente naturale del vastese (Medio e Alto Vastese), della Valle del Trigno e dell’AltoSannio.

Copyright ALTOVASTESEhttp://www.altovastese.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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