A rapporto dal web

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di Rita Cerimele [1]

Le giornate invernali sono lunghe e fredde, non mi riferisco alla durata breve della luce solare ma allo scandire del tempo che rallenta, proiettandoci in una dimensione parallela dove si smaterializza una parte di noi per dare sfogo a desideri  inespressi.

Cos’è la realtà senza i sogni? E i sogni senza la realtà da cui attingere, da cui alimentarsi? Sono in simbiosi, uno ha bisogno dell’altra, come i desideri delle radici per essere dondolati dal vento, altrimenti volerebbero senza meta. Il sogno può essere ausilio ad una realtà difficile, rendendola accettabile e vivibile. La realtà può rappresentare il confine da rispettare seguendo i sogni, per non cadere in un pozzo senza via d’uscita.

Il tempo non è percepibile ad occhio nudo ma è scandito dal ritmo della nostra organizzazione giornaliera, dagli orologi, dagli appuntamenti, scuola, lavoro, famiglia, tempo libero…e di nuovo il tempo che scorre inesorabilmente, sempre presente ma sfugge ad ogni definizione. Regna per sempre sovrano quale unico controllore della nostra energia. Importante non è la definizione del tempo ma il modo in cui viene impiegato.

Lo voglio impiegare ricordando quando da ragazzina camminavo per le strade del paese, percorrendo salite, discese scalini e percorsi sconnessi, guai ad indossare i tacchi, restavano impigliati tra le giunture del porfido. Si camminava, quindi solo scarpe comode! Con le amiche ci si incontrava per fare la passeggiata serale, si percorreva e ripercorreva il corso principale del paese chiacchierando e se stanche ci sedevamo sulle panchine per poi riprendere la passeggiata che poteva arrivare fino allo Chalet, un bar poco fuori dal centro abitato.

Lo Chalet era il nostro ritrovo, c’era il jukebox che rappresentava la nostra attrazione preferita soprattutto per me che sfinivo le mie amiche con la stessa canzone sempre! Tanto che il gestore del bar in questione, che dopo vari anni di attività cedeva, mi regalò il quarantacinque giri da me logorato:  “Angie” dei Rolling Stones.

All’epoca non c’erano cellulari, né computer. Il web era pura fantascienza, non conoscevamo neppure l’esistenza di questo termine. Le ricerche scolastiche venivano divise per gruppi di ragazzi. Ci organizzavamo a rotazione e ci si trovava a casa di qualcuno, dove si consultavano libri, riviste, enciclopedie a seconda del tipo di ricerca. Si scriveva a mano su fogli protocolli e si sceglieva
chi aveva una bella calligrafia, poi si incollavano i ritagli presi dalle riviste o giornali con la ‘Coccoina’ il cui profumo di mandorle amare penetrava nelle narici, si firmava e si aspettava di consegnarla al professore che l’aveva richiesta sperando che la nostra fosse la ricerca migliore. Dopo tanto lavoro si veniva premiati  anche con la merenda dalla mamma del compagno/a di scuola che ci ospitava.

I piedi erano il nostro unico mezzo di trasporto, i più fortunati si spostavano col Motorino o la Vespa e al compimento della maggiore età potevano guidare l’automobile del padre o, in casi migliori, possederne una propria.

E’ strano come l’uso attuale della tecnologia di cui fruiamo in continuazione per qualsiasi applicazione, anche la più banale, possa far scaturire in me tali ricordi.

Forse è proprio la velocità con la quale si ottengono le informazioni che paradossalmente fa rallentare la mente collocandola in uno scomparto del tempo dove si accede senza l’uso di chiavi. Questi cassetti del passato sono importanti e ogni tanto vanno aperti per fargli prendere aria e donare il contenuto a chi non ne può avere memoria.

L’esempio viene dalla considerazione di un amico di mio figlio diciottenne. Trovandosi a casa mia, mi confida che insieme ad un suo compagno di scuola avevano trovato le mie poesie sul web; incominciamo a parlare e visto il suo interesse gli faccio leggere alcuni miei racconti. La sua risposta è stata: “se tu non avessi scritto questo, io non lo avrei mai saputo.”

I ragazzi di oggi hanno bisogno di noi, dei nostri ricordi, di com’eravamo. Hanno bisogno di capire che tutto non si avvia con click, ma che dietro quel click esiste un mondo di preparazione. La curiosità è il primo sintomo dell’intelligenza e va soddisfatta.

Tutto quello di cui ho bisogno è sul web, ho dimenticato una ricetta? Il significato di una parola? Usi, costumi, tradizioni, tutto scritto, tutto quanto, basta cercare e saper cercare. Ma la ricerca deve avere un fine, uno scopo come quella che facevamo a scuola, deve avere qualcosa di personale d’inedito altrimenti diventa un potpourri di paroloni che profumano solo l’aria. Quello che viene da dentro, il donarsi senza riserve e senza  pretese, purtroppo appartiene solo a pochi, a quelli che invece di usare la lingua usano l’amore.

Già, l’amore, l’unica cosa che il web non ci può dare, ognuno di noi ha un suo vissuto, una storia interiore in evoluzione. Cerchiamo di comprenderci, ma a volte non basta, perché poi a certe domande dirette non si sa rispondere. Vivo con me ogni momento e so dove vado a parare. Quando i crucci prendono forma, i problemi aumentano e le angosce attanagliano, la mia medicina è il sorriso e come per miracolo guarisco. Nell’amore non esiste un prima e un dopo, un prima io poi l’altro, me stesso e il prossimo. E’ un automatismo spontaneo che tiene in equilibrio le parti e il gesto diventa consequenziale.

Anche il riferimento al Vangelo, al Libro dei Libri, alle parole del  Maestro, hanno un loro fondamento. Ma la nostra stessa esperienza diventa “Vangelo” quando si comprendono i propri limiti e si abbracciano quelli delle persone intorno a noi mettendo da parte l’orgoglio e accogliendo la tolleranza. Non sono brava a definire l’amore. L’amore quello vero mi segue passo passo da ventitré anni in continua crescita, rinascendo dalle difficoltà, sempre più forte. Ascolto, sacrificio, comunione e rinuncia si intersecano in uno scambio continuo del donare senza pretese.

Lo vivo l’amore, verso il marito, i figli, i colleghi, i vicini, le persone per strada, sui pullman, nei negozi. Regalando sempre ascolto con un sorriso, anche se costa sacrificio.

L’amore non si vende né si compra né si paga a rate, non è un edificio da affittare né qualcosa da costruire; l’amore si possiede dentro  in maniera innata, non ci  accorgiamo di averlo fino a quando non risale dalla punta dei piedi al cervello ed esplode in tutto quello che facciamo.

Seminare l’amore con i gesti piuttosto che con le parole, con l’ascolto e il silenzio, perché tacere anziché parlare è un gesto d’amore. E’ il dono di ogni attimo di ogni momento, un offerta gratuita senza rivendicazioni di alcunché.

L’amore come la morte, l’amicizia, non possono essere solo virtuali fanno parte della sfera indissolubile delle emozioni umane.

La vita va avanti nonostante tutto, una barca il cui timone non spetta a noi governare, ma del viaggio restiamo i protagonisti.

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[1] Rita Cerimele, Molisana di Agnone (IS), ama i racconti ma soprattutto la poesia in tutte le sue forme, da quelle tradizionali a quelle più innovative (haiku, senryu ed haiga).

[divider] musica: Ennio Morricone La canzone dell’amore da “Agnese va a morire”
editing: Flora Delli Quadri
Enzo C. Delli Quadri [divider]

 

 

11 Commenti

  1. Cara  Rita,
    complimenti per il bellissimo affresco. Devo aggiungere che condivido fino in fondo il tuo pensiero: L’amore non si vende né si compra né si paga a rate.

  2. Gli amici di Enzo sono anche miei amici, per cui anch’io devo dirti:
    Cara Rita,
    Hai descritto in modo stupendo un pezzo della nostra adolescenza, veramente molto brava. Certo non sarò il primo a dirtelo e sicuramente non l’ultimo, ma tu considerami da oggi un tuo fan.
    Ciao

  3. cara Rita, sai arrivare in fondo al nostro cuore in maniera meravigliosa!  Legger i tuoi scritti è piacere allo stato puro! Hai fatto una fotografia perfetta della nostra generazione 1 Penso che ognuno di noi si è rivisto  e ha rivissuto questo spaccato della nostra vita<3

  4. Carissima Rita,
    ho voluto evidenziare un passo del tuo profondo pensiero: la realtà può rappresentare il confine da rispettare seguendo i sogni, per non cadere in un pozzo senza via d’uscita.
    Credo che sia una bellissima espressione, una definizione ricca di contenuti e di poesia. Sognare è un bellissimo modo per trasformare una realtà, rendendola più vicina al nostro intimo modo d’intere la vita e tutto ciò che vorremmo fosse. Sognare significa creare, convertire qualcosa in qualcosa di diverso, più affine alla nostra sensibilità. I limiti di cui parli sono necessari per non trasformare il sogno in follia pura….. anche se forse quella sarebbe la strada più giusta…vedi il Matto, l’Arcano N° 0 o 22…….bacioni gian..:-)

  5. Ciao Rita, 
    giancarlo mi ha tolto le parole di bocca. Trovo anche che il pensiero di regalare il contenuto dei nostri cassetti sia un’espressione semplice e geniale. Sai sempre farmi fermare un momento in una quotidianità di clik e per questo te ne sono grata.
    L’amore gioioso che esprimi sei proprio tu. Grazie 
    Patrizia

  6. Eppure….se non ci fosse un mezzo così freddo le tue parole non sarebbero state condivise in un batter di ciglia… il mondo del virtuale ha, comunque, il potere magico di rendere ancora viva la”palabra del pasado” in un ricordo di questo presente che ci fa apprezzare oggi il suo contenuto del ieri. Questo,sarà alla fine il libro che non chiuderà mai, quello  che una volta digitato rimarrà li nell’etere anche quando chi ha scritto non ci sarà più….un modo nuovo per passare insegnamenti o se se vuoi un modo nuovo di tradizione” oralmente scritta”.
    Con infinito bene, buona giornata amica cara.
    Patrizia*

  7. Ho 77 anni, maestra in pensione ; ho frequentato le magistrali a Trivento a. s. 1956/ 57e nel convitto femminile tra le altre ragazze, c’era Carla Cerimele ( mi pare di ricordare di un anno più grande, diplomata quindi nel ’56).L’omonimia del cognome c’entra con l’autrice del bel racconto? L’ho gradito tanto come un’affettuosa lettera personale, come un ricordo comune, come un invito alla comunicazione non solo virtuale. Eppure mai sentito il suo nome e credo che lei abbia molti anni in meno – con un figlio diciottenne- ma per una strana alchimia ho sentito che potevo rivolgermi direttamente a lei, perché usare la lingua in questo caso lo scritto, è una forma d’amore verso il prossimo incontrato sul pc.Perciò i miei complimenti.
    L’amore come la morte, l’amicizia, non possono essere solo virtuali fanno parte della sfera indissolubile delle emozioni umane. “
    Ci accomuna una cosa bella : la poesia in tutte le sue forme,anche qualche haiku…

    Il cuore scalda /l’estate novembrina/col suo tepore.
    Noi due soli//lungo il mare d’inverno//a passeggiare.
    Caduti i fiori /si scopre il bianco volto/ della Maiella.
    Nella preghiera/ lo spirito si eleva,/si posa il cuore.
    Oh,la gioventù!//Di sogni e desideri//un crocevia.

    Grazie dell’attenzione.

    • Gentilissima Marisa, per me è stata una grande gioia e immensa emozione leggere il suo commento. La sua amica Carla Cerimele non rientra nel ramo della mia parentela e ho ben compreso la sua famiglia di appartenenza. In Agnone sono presenti diverse famiglie con lo stesso cognome, senza vincoli parentali. Le differenze possono riscontrarsi nei soprannomi che le differenziano e nel nostro caso sono: per la fam. di Carla “I ciuoci” e per la mia “I ciuciarielli”
      Apprezzati anche i suoi versi poetici.
      Grazie di cuore e a un presto leggerci

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