34. I rivali di Roma – Mamerco – Parte trentaquattresima

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Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri rivali di Roma

 Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

303-299 a. C.Finita la seconda guerra sannitica, con la perdita di territori ma non della propria autonomia, il Sannio riprende i suoi ritmi – Anche Mamerco, ripresa la via di casa, ritrova la gioia della vita quotidiana – Sono anni in cui sia i Romani che i Sanniti operano per tessere alleanze – Mamerco partecipa a queste iniziative – Durante una di esse, in Lucania, viene ucciso da un filo-romano.

Sanniti (Pentri,Carricini,Caudini,Irpini) e altri Popoli Italici (Marrucini,Marsi,Peligni,Frentani,Dauni,Lucani,Campani)

I rivali di Roma – Mamerco – Parte trentaquattresima

303-299 a.C. Il Sannio riprese lentamente negli anni successivi a riorganizzare la propria economia dissestata dagli anni di guerra e dalla dolorosa perdita di buona parte delle sue forze lavorative più valide ed attive. Nuova linfa rientrò nel paese con il ritorno dai territori, ora sottratti all’influenza sannita, di chi preferì, e furono in molti, sfuggire dalle sicure ritorsioni e dell’elemento indigeno e di quello romano. La vita riprese i suoi ritmi con un occhio al passato ed uno al futuro che buona parte del paese vedeva ancora inevitabilmente proiettato verso un ulteriore scontro con Roma del quale era, ancora una volta, solo incerta e non precisabile la data.

Anche Mamerco riprese, fra gli ultimi, la via di casa dopo anni di assenza che, seppure inframmezzati da brevi visite, gli pesavano sulle spalle. Ritrovò con gioia la quotidianità della vita di casa e trovò ad aspettarlo una Aracoeli, ormai sulla quarantina, che a dispetto dei capelli del tutto imbiancati, aveva mantenuta inalterata la sua grazia e la figura asciutta. Il loro fu un ritrovarsi tra vecchi amici essendo forse assopita la passione . Sembrò quasi che la stessa Aracoeli favorisse la frequentazione del marito con talune schiave discrete e che Mamerco pensò essere state probabilmente appositamente comprate. Nonostante il calo di interesse sessuale il legame con Aracoeli era più che mai saldo ed importante per entrambi. Per la prima volta per alleggerire la moglie di un peso che la guerra le aveva completamente affidato cominciò ad interessarsi anche di problemi connessi alla gestione dei propri beni finendo per scoprire che guidare una complessa azienda familiare aveva non pochi punti di contatto con la pianificazione che veniva richiesta ad ogni comandante. La sua capacità di pianificare, di valutare pregi e difetti dei collaboratori e subalterni furono preziosi e, con grande divertimento di Aracoeli, si dimostrò all’altezza del suo inconsueto ruolo.

Ma sopratutto si dedicò alla scoperta di Brutolo percependo in lui il bisogno di confrontarsi con una figura paterna che in pratica gli era mancata negli anni più formativi. Brutolo, sedicenne, poteva considerarsi un uomo fatto. Di corporatura robusta aveva già vissute le sue prime esperienze militari in unità minori che avevano operato all’interno del paese e questo aveva contribuito a maturarlo. Altra parte del suo tempo, ed in questo avendo al fianco Brutolo, la dedicò alla ricostituzione ed alla organizzazione della propria vereia, uscita decimata dalla guerra, e alla costituzione successiva di una seconda che, forte di alcuni veterani, affidò alla diretta responsabilità del figlio avendo constato il suo elevato senso di responsabilità, l’attitudine al comando ed una indiscussa ed ineccepibile preparazione militare. Questa decisione, molto gradita a Brutolo, trasformò i loro rapporti in un cameratesco legame fra pari e, quando la Lega lo incaricò di sovrintendere la formazione dei reparti nell’intera Pentria, volle al suo fianco il figlio vedendo in lui i segni di un grande equilibrio e di una forte personalità, ed un carattere schivo che lo portava ad evitare molte delle frivolezze dei coetanei e a dedicarsi, con grande abnegazione, ai suoi compiti di soldato. Unica eccezione alla sua completa disponibilità era una evidente affettuosa amicizia che lo legava ad Ania, una sua coetanea, che, ed era evidente a tutti, ricambiava i suoi sentimenti. Mamerco ed Aracoeli non si stupirono quindi quando Brutolo, rispettoso delle forme e della tradizione chiese loro il permesso di sposare la ragazza. Permesso che fu ovviamente di buon grado accordato e che portò ad una rapida unione fra i due giovani.

Sia pur immerso nella realtà del suo microcosmo familiare e della Pentria, Mamerco non poteva non seguire con interesse l’evolversi dei rapporti con Roma. Richiesto di sedere nel Consiglio, sia pur lusingato, aveva con garbo rifiutato, memore dei tanti errori che a suo avviso si erano compiuti in quel consesso, ma aveva in pari tempo data la piena disponibilità ad ogni possibile collaborazione. Collaborando con il Consiglio aveva toccato con mano la montante preoccupazione dovuta ai grandi sforzi che la diplomazia e la politica romana stavano attuando per fare dei marsi, peligni, marrucini e frentani, embrionalmente legati al Sannio dalla comune tradizione e lingua, delle nazioni “alleate”. I romani, dopo aver sottomesso gli equi ed impiantate nel loro territorio le colonie di Alba Fucens e Carseoli, tessevano ora anche le loro trame con i vestini ed era fin troppo chiaro il loro intento di circondare sempre più da presso il Sannio. Non meno attiva era anche la diplomazia romana verso gli etruschi ma in questo caso parallelamente ai rapporti diplomatici si ostentava anche ai loro confini la potenza delle legioni romane giungendo anche a compiere limitate operazioni militari come quella che aveva portato all’occupazione di Nequinum subito trasformata in colonia con il nome di Narnia.

A fronte di queste iniziative romane anche il Sannio muoveva le proprie pedine nei confronti degli stessi popoli e Mamerco giocò un ruolo di primo piano in molte trattative condotte nella massima segretezza soprattutto con gli Etruschi ed i Galli contando sul fatto che una possibile alleanza con quei popoli avrebbe comportato per Roma trovarsi a sua volta presa tra due fuochi ed opposta ad una unione di popoli che avrebbero avuta su di lei una maggiore estensione territoriale ed una maggior popolazione.

Lo status quo sembrò ancora una volta in pericolo quando Taranto, questa volta con l’aiuto del principe spartano Cleonimo, riprese ancora una volta l’iniziativa contro i Lucani forte della convinzione che il Sannio stremato dalla guerra appena conclusa questa volta non sarebbe intervenuto al fianco dei Lucani. Il Consiglio della Lega sannitica alla luce di questi avvenimenti così vicini e determinanti per il Sannio dibatté a lungo su quale atteggiamento tenere e solo quando si seppe che in Lucania stava prendendo piede un partito filoromano pronto a richiedere l’intervento di Roma fu deciso l’invio di una delegazione per scongiurare l’alleanza con Roma che avrebbe comportato il completo accerchiamento del Sannio. Pochi giorni dopo la nascita di suo nipote, Mamerco ottenne l’incarico di guidare la delegazione mentre sui confini dell’Irpinia si radunò un forte contingente sannita che si doveva tener pronto a varcare il confine con la Lucania agli ordini di Mamerco. Varcato il confine, Mamerco trovò ad attenderlo una delegazione del partito lucano filo-sannita e da questa lasciando indietro gli altri mosse solo un cavaliere così che verso di lui, fatto segno ai suoi di fermarsi, mosse il solo Mamerco. Il lucano gli andò incontro con grande familiarità e il suo abbraccio poco formale meravigliò non poco Mamerco che in quel viso scarno e completamente calvo non riusciva a vedere alcun lineamento a lui familiare.

Dunque Mamerco, amico mio, non ti ricordi più del famoso soldato lucano che con un preciso colpo di giavellotto uccise Alessandro il Molosso?
Quinto Erennio Pontio? Sei tu?Per tutti gli dei non avrei potuto riconoscere in te l’uomo di un tempo se tu non me lo avessi detto. Il tuo corpo è rimasto esile come quando ci conoscemmo anni orsono a Taranto ma non avrei mai riconosciuto in te il ragazzo con il quale partii per andare a combattere contro Alessandro il Molosso. Quanti anni sono passati?
-Meglio non pensarci Mamerco. Gli anni passano e non credere di essere a tua volta rimasto il giovane sannita di un tempo. Anche tu sei cambiato anche se in te, per tua fortuna, è ancora riconoscibile a prima vista il ragazzo che ho conosciuto.
-Sprigioni prosperità e autorità da ogni poro della pelle e senza offesa sei ben diverso dal ragazzo timido che conobbi.
-In effetti per me molte cose sono cambiate ma credo che lo stesso sia successo anche a te se sei a capo di questa delegazione. Come ricorderai mio padre era un ricco proprietario di Siponto e quindi la ricchezza mi è piovuta addosso senza bisogno di guadagnarmela. Quanto alla autorità che dici di scorgere in me mi è derivata come conseguenza di quello che è stato definito il mio “coraggioso e decisivo” intervento nella nostra prima battaglia. Da quel momento ha avuto inizio la mia ascesa nella vita politica. In virtù della nostra vecchia amicizia i comuni amici hanno designato me ad incontrarti e sono ben lieto dell’incarico ricevuto.

La delegazione sannita fu ospitata in una non lontana tenuta dell’amico ritrovato dove presto si sarebbero iniziati a discutere i termini di una collaborazione e per concretizzare quelli, ancora vaghi, di una futura alleanza tra Pentri e Lucani che in definitiva avrebbe dovuto garantite entrambe le nazioni da eventuali iniziative militari di Roma. La sera stessa del suo arrivo nella villa di Quinto Erennio presero ad arrivare alla spicciolata i rappresentanti lucani dei quali il suo ospite non solo era il portavoce ma anche l’indiscusso capo . Quando Quinto Erennio fu certo che tutti i suoi amici fossero presenti e che quindi si poteva dare concreto avvio alla discussione fece cenno agli schiavi, che si aggiravano tra i presenti servendo vini e stuzzicanti specialità locali, di ritirarsi. Il fragore di una caraffa di vino lasciata cadere per terra attirò l’attenzione generale su uno schiavo che estratto un coltello dalla tunica si era lanciato verso Mamerco colpendolo ripetutamente .

Morte ai nemici di Roma!- fu l’urlo che lo schiavo lanciò prima di cadere colpito a morte dai presenti tardivamente riscossi dall’imprevedibile gesto.

E fu così che la vita di Mamerco raggiunse il suo epilogo!

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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