Anatema dell’Alto Sannio: Nin ci puozze ariminì – Che tu non possa tornare

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Bendetto di Sciullo [1] e Giovanni Mariano [2]

Anatema 0 copia

CHE TU NON POSSA TORNARE (da dove stai andando)

Sembra abbastanza chiaro che chi lancia tale anatema non è d’accordo sul fatto che qualcuno stia andando da qualche parte.
Moltissime sono le casistiche a cui la sentenza è applicabile e anche in questo caso spesso, soprattutto in passato, ne è stato fatto un uso piuttosto disinvolto.

Il motivo per cui oggi non sia più molto usato dipende probabilmente dal fatto che ci si è resi conto della gravità della frase, ma in tempi non lontani l’anatema era indirizzato anche dai genitori verso i figli quando questi ultimi volevano recarsi in qualche luogo contro la volontà materna o paterna. Era, infatti, abbastanza frequente sentire pronunciare la frase: “Vattinne, vattinne e chi nin ci puozze ariminè!” (vattene, vattene e che tu non possa più tornare!).

 

 

Nota: Gli anatemi (in dialetto, “sintienzie”, cioè sentenze), sono entrati a far parte del linguaggio comune del nostro paese tanto che, spesso, anche i più pesanti ed offensivi, sono utilizzati alla leggera senza curarsi dell’effettivo significato della frase.
Nonostante ciò, riteniamo che così come i proverbi ed i modi di dire, “li sintienze” e “li mmallizzune” (maledizioni) rientrino nelle tradizioni popolari del nostro paese e che, come tali, non debbano andare perse.

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[1] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[2] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, la aria, i profumi dell’Alto Vastese.

1 COMMENTO

  1. Il fatto dell’allontanamento dal paese, se era forzato cioè fatto con la volontà solo dei giovani era anche motivo di maledizione, perché erano braccia che venivano a mancare al lavoro in bottega e/ o nei campi e soprattutto c’era la PAURA dell’IGNOTO…Che ne sapevano i nostri cari e vecchi antenati, mai allontanatisi dal paese natio- almeno prima della grande guerra- del desiderio di esplorare o di vedere un nuovo orizzonte? che è proprio della GIOVENTU’? forse nessuno aveva sottoposto alla loro attenzione la bella terzina dantesca dove ULISSE così esorta i suoi “Considerate la vostra semenza: Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.” Inferno, canto XXVI. E ANCHE QUI è NOTO L’EPILOGO!!!

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