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19. A Marzio viene ricordata la sua prima infanzia

Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1], con breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. Marzio, suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui la sacerdotessa Anxa riferisce a Marzio circa le sue origini (nipote di due Comandanti) e la sua prima infanzia.

 luogo abitato da anxa sacerdotessa

Da Viteliù – Il nome della Libertà

“Vi accolsi dunque nella mia modesta casa” la sacerdotessa aveva ripreso la parola. “A quell’epoca, i nuovi edifici non c’erano ancora. Qui, nel recinto di Anxa-Angitia eravate al sicuro: nessuno avrebbe osato entrare, neanche Silla in persona. Tuo nonno Papio aveva visto giusto”.

“Informai immediatamente il comandante Silone[4] (l’altro nonno) della tua nascita e della tua presenza nel Luco di Anxa” aggiunse Eumaco “e lui venne a vederti non appena gli fu possibile, fra mille pericoli. Era di partenza per Aesernia, dove si sarebbe ricongiunto a ciò che rimaneva dell’esercito italico. Non poté restare che alcuni minuti con te. Eri così piccolo… Quella fu l’unica volta che vidi una lacrima negli occhi fieri del grande M’rrone. Anche quando morì, tra le mie braccia, sul campo di battaglia, ebbe un pensiero per te…”

Il Luparo sembrò commosso. Marzio Stazio era invece inebetito. Gli sembrava di continuare a vivere dentro un sogno allucinante e sentiva, distintamente, allontanarsi la realtà che aveva vissuto fino a quattro giorni prima, fino a quel viaggio.

“Quando tornai da quella disastrosa guerra” concluse Eumaco “venni al Luco, ma tu non c’eri più…”

“Sei restato qui sette lunghi mesi, piccolo Papio riprese la sacerdotessa accarezzando i capelli del ragazzo “crescevi bene, sano e robusto. Flora, la tua nutrice, ti crebbe come figlio, carne della sua carne. Io stessa l’ho aiutata ad allevarti. Ti ho lavato, fatto addormentare e nutrito con il latte di asina e capra, il pane e il farro per svezzarti. Era doloroso ascoltare il tuo pianto. Forte, disperato. Raccoglieva in sé il pianto dei due popoli (sanniti e marsi) che ti avevano generato e che stavano versando il loro ultimo sangue. Era specchio del nostro pianto per la sorte di tutta la tua famiglia, che non avresti conosciuto”.

“La mia famiglia è a Roma” disse sommessamente Marzio “e là attende il mio ritorno”.

“Ciò che dici è giusto, ma era anche giusto che tu sapessi chi sei e da dove vieni, piccolo Papio. La verità non si ignora e non si può nascondere. Prima o poi affiora e bisogna affrontarla”.

“Vorrei… vorrei essere chiamato… con il mio nome”.


“Il nome è quello che i genitori di sangue scelgono per noi alla nascita e non si può cambiare. È scritto nelle stelle, da sempre. Per noi, qui, tu sei Gavio Papio Mutilo, il piccolo”.

Il tono non ammetteva repliche. Marzio, confuso, rimase zitto.

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.
[4] Quinto Poppedio Silone, è stato un condottiero marso, uno dei due comandanti (l’altro era Gavio Papio Mutilo) in capo degli Italici ribelli nella Guerra Sociale contro Roma. Strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, assunse un ruolo decisivo, militare e politico, nella ribellione italica.


Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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