15° Anatema – Ti pozza sbatte lu male di Sante Dinate

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di Bendetto di Sciullo [1] e Giovanni Mariano [2]

 Terribile anatema che evoca un’altrettanto terribile malattia: l’epilessia.

Interpol – foto segnaletica pedofilo

La maledizione rende chiaramente l’idea del male e delle sue manifestazioni con il termine “sbattuto-strapazzato” rendendola ancora più tremenda. Probabilmente, al tempo in cui è stato coniato l’anatema, della malattia non si conosceva assolutamente nulla e questo la rendeva ancora più spaventosa.

Tale male era conosciuto già dai tempi antichi come morbo sacro ed era particolarmente temuto sia perché non se ne conoscevano le cause sia perché non esisteva nessuna cura.

Come sempre accade nelle credenze popolari, tutto ciò che è insondabile è classificato come misterioso e su questo male si fondarono tutta una serie di credenze legate alla stregoneria ed alle punizioni divine per colpe commesse dai padri o dalle madri di chi ne era afflitto. Tutto questo nonostante che molti geni, personaggi storici e noti fossero epilettici. Infatti, soffrivano di questo male lo stesso Giulio Cesare, ma anche Alessandro Magno, Caravaggio, Dostoevskij, Flaubert, Martin Lutero, Napoleone Bonaparte e Petrarca.

Il motivo per il quale è chiamato “Male di San Donato” va ricercato nel fatto che tale santo è il protettore degli epilettici. Si festeggia il 7 Agosto ed è invocato anche come protettore contro il mal di capo e la follia perché una leggenda sostiene che morì decapitato, perdendo dunque la testa. Egli quindi, stranamente, protegge tutti quelli che per follia, epilessia, o semplicemente per una forte emicrania “perdono la testa” in senso figurato.

C’è da chiedersi come sia possibile che un protettore che non ha salvato la propria testa riesca a salvare quella degli altri, ma non sempre i patronati obbediscono alla logica.


[1] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[2] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese.

Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

2 Commenti

  1. Quando qualcuno aveva uno svenimento si diceva : ha avut u mal sant dnat e quando avevano un infarto :gli è afferrat nu tocc! se morivano con infezione alla gola :è muart con “ru grupp ‘ganna” poi la peritonite “ru mal alla trippa”i

  2. Quest’articolo mi ha richiamato alla mente una bella poesia “LA COCCE DI SANTE DUNATE” di MODESTO DELLA PORTA, scrittore abruzzese. Un po’ dissacrante, ma ironica e realistica, riferita ai tempi passati, che consiglio agli amici che non la conoscono di leggere e “gustare”

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