1 Maggio dedicato a Simone Weil, lo spirito dell’Altosannio

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a cura di Enzo C. Delli Quadri

Oggi 1 maggio mi piace ricordare Simone Weil,  filosofa ed operaia, che morta giovanissima, ha lasciato, all’umanità tutta, un esempio imparagonabile di sobrietà, altruismo, generosità. Ce lo rimandano i numerosi saggi e le tante opere letterarie prodotte in appena nove anni.

Figlia di un ricco medico ebreo Simone Weil nacque il 3 febbraio 1909 a Parigi, ricevendo in famiglia un’educazione severa e raffinata.

Insegnò filosofia fra il 1931 e il 1931 nei licei di varie città di provincia francese. A Le Puy, suo primo luogo d’insegnamento, suscitò scandalo distribuendo lo stipendio fra gli operai in sciopero e guidando la loro delegazione in municipio. Suscitò, inoltre, disorientamento tra i suoi alunni, vietando loro di studiare sul manuale di filosofia e rifiutando a volte di dare i voti. Nonostante lo stipendio che riceveva come insegnante, decise di vivere spendendo per sé solo l’equivalente di quanto percepito come sussidio dai disoccupati, per sperimentare le loro ristrettezze di vita.

Nell’inverno 1934-1935, desiderando conoscere la condizione operaia nella sua terribile monotonia e dipendenza, iniziò a lavorare come manovale nelle fabbriche metallurgiche di Parigi. Si recò anche in Portogallo, dove conobbe e visse la miseria dei pescatori.

Morì a soli 34 anni nel 43.

Oggi è amata da tutti, rivoluzionari e tradizionalisti, credenti e non credenti, femministe e non, operaisti e capitalisti.

 È amata da me perchè si pose fuori dagli schemi partitici, conservatori o socialisti che fossero; perchè riusciva ad essere sempre sé stessa e non sacrificò stupidamente, le sue idee e convinzioni alle ferree regole di un partito o alle flessibili, a volte sconvolgenti, leggi del progresso. La conseguenza di questo suo modo di essere fu quella di essere considerata una sobillatrice dalle autorità scolastiche, quando insegnò filosofia nelle scuole della provincia francese, e fu criticata a morte, quando si scontrò con l’ortodossia sindacale.

 Ma è amata da me, in modo particolare, per il suo libro L’Enracinement (1943, La prima radice, Parigi, Gallimard, 1949)

 

Trattasi di un libro che, scritto da Lei, anarchica e socialista, con l’obiettivo di contrastare le dure regole del colonialismo, esalta le virtù delle tradizioni, dell’ onore, dell’ amore patrio. Per Simone Weil, l’uomo che non voglia il dissolvimento nell’autodistruzione non deve rinunciare simultaneamente al reale e al soprannaturale, dove il soprannaturale va sostenuto e alimentato nella ricerca delle proprie radici, nella messa a punto e salvaguardia del passato. “la perdita del passato equivale alla perdita del soprannaturale “.

 Scrive Simone Weil:privare l’uomo delle sue tradizioni, significa toglierli l’anima e ridurlo a materia”. Come dire che l’uomo può contribuire a costruire il suo futuro, ma non può costruire il passato. Se vuole dare un senso al reale di tutti i giorni, deve preoccuparsi di conservare il passato, per sé e le generazioni future.

Le radici danno la chiave per capire il presente e costruire il futuro

In quest’ottica, Simone Weil ben rappresenta lo spirito dell’Altosannio.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

1 COMMENTO

  1. SI CAPISCE BENE quanto una vita dipanata molto nel sociale durante l’attività lavorativa, sia di sprone a tramandare il passato!
    Oggi con uguale passione accogli nel blog ALTOSANNIO tanti amici, CHE CONSCI DELL’IMPORTANZA DELLA COSA,- con la fede nel detto di Simone Weil- TI SONO GRATI, ENZO.

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